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8 Febbraio 2018
18:35

Uccise il fidanzato nel 2003, torna libera Rosa Della Corte (e aspetta un figlio)

Rosa della Corte, oggi 33enne, ha terminato di scontare la sua condanna 8 mesi fa e vive a Ravenna da donna libera. Di quel passato che l’ha portata in carcere per l’omicidio del fidanzato Salvatore Pollasto, grida la sua verità: “Mi hanno condannato solo perché ho confessato di averlo tradito, l’assassino è un altro”.
A cura di Angela Marino
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"Mi hanno condannato solo perché ho confessato di averlo tradito con altri uomini. La verità non è mai interessata a nessuno". È un'altra donna, Rosa Della Corte, la ‘mantide' di Casandrino condannata per aver ucciso, a 18 anni, il fidanzato Salvatore Pollasto: è prima di tutto una donna libera. Oggi la 33enne, originaria di Casandrino (Napoli) si trova in Emilia Romagna dove ha deciso di vivere la sua nuova vita dopo aver scontato una condanna a quindici anni. E aspetta un bambino.

Dopo che il suo fidanzato, il militare 24enne Salvatore, al quale era legata dall'età di 12 anni, è stato trovato senza vita in una strada della periferia di Casandrino, Rosa finisce immediatamente sotto la lente degli inquirenti. Con disarmante candore ammette che da tempo Salvatore era geloso per i numerosi flirt avuti con altri uomini e per questo –  dice a ‘Giallo', che oggi la intervista in esclusiva nella sua nuova vita – viene bollata come ‘manipolatrice e bugiarda'.

Alla fine il cerchio si chiude intorno a Rosa, accusata di aver accoltellato il fidanzato durante o dopo un gioco erotico (da qui il soprannome ‘mantide') e infine condannata. Le porte del carcere per lei si aprono a 18 anni. I problemi iniziano quasi subito: Rosa litiga con le altre detenute e con le agenti, viene spostata da un penitenziario all'altro, perde peso, diventa anoressica e per ben due volte tenta il suicidio. Nel 2015, invece, tenta la fuga con Lorenzo Trazza, fratello di un'altra detenuta, ma viene ben presto catturata e riportata in cella.

"Sapete perché sono scappata? dice al giornalista di Giallo" – Sapevo che di li a poco mi avrebbero revocato i permessi premio. Il magistrato di sorveglianza era convinto che fossi un personaggio di spicco della camorra. Solo perché quando tornai a Napoli mi fecero una festa, come spesso accade ai boss".

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