Dieci persone sono state iscritte nel registro degli indagati nell’inchiesta milanese sullo sfruttamento dei rider addetti alle consegne di cibo a domicilio per il servizio Uber Eats. Devono rispondere di caporalato e reati fiscali. Sotto accusa, tra gli altri, dirigenti e una società di intermediazione, la Frc. "Davanti a un esterno non dire mai più ‘abbiamo creato un sistema per disperati‘. Anche se lo pensi, i panni sporchi vanno lavati in casa e non fuori". Così si esprimeva, Gloria Bresciani, manager della filiale italiana del colosso americano, intercettata mentre parlava con un altro dipendente della stessa Uber Italy. Lo si legge nell'avviso di conclusione delle indagini. Scrive ancora il pm Paolo Storari che "i riders venivano sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale, come riconosciuto dagli stessi dipendenti Uber".

Le accuse alla manager di Uber Italy e agli altri 3 indagati

Secondo l’accusa, la manager di Uber Italy e altri 3 indagati “utilizzavano, impiegavano e reclutavano rider incaricati di trasportare a domicilio prodotti alimentari, assumendoli presso le imprese Flash Road City e Frc, per poi destinarli al lavoro presso il gruppo Uber in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti e richiedenti asilo, dimoranti presso centri di accoglienza straordinaria e provenienti da zone conflittuali (Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan e Bangladesh) e pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale”.

"Pagati 3€ a consegna", "derubati" delle mance e "puniti"

I lavoratori, si legge ancora nel capo di imputazione, non solo venivano “pagati a cottimo 3 euro a consegna, indipendentemente dalla durata del percorso da percorrere e pertanto in modo sproporzionato rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro prestato”. Erano anche “derubati delle mance che i clienti lasciavano spontaneamente ai riders quale attestazione della bontà del servizio svolto” e “puniti attraverso un’arbitraria decurtazione del compenso pattuito, qualora i riders non si fossero attenuti alle disposizioni impartite”.

"Condizioni di lavoro degradanti"

E ancora: i riders impiegati da Uber Eats venivano anche “sanzionati attraverso l’arbitraria sospensione dei pagamenti dovuti a fronte di asserite mancanze lavorative”, in certi casi “depauperati delle ritenute d’acconto che venivano operate, ma non versate” e perfino “estromessi arbitrariamente dal circuito lavorativo di Uber attraverso il blocco dell’account a fronte di asserite mancanze lavorative”. Va detto che è stata stralciata la posizione di Uber Italy, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa e che il 22 ottobre dovrà affrontare un'udienza alla Sezione misure di prevenzione.