A Mazara del Vallo da 91 giorni ci sono diciotto famiglie in attesa. Il tempo sembra sospeso da quando, la notte tra l'1 e il 2 settembre, i pescherecci  Medinea e Antartide sono stati sequestrati e portati a Bengasi con a bordo i loro equipaggi. Fermati a 40 miglia dalle coste africane dalle milizie del generale Haftar, che in Libia controlla una parte del territorio, prima di essere trasferiti in carcere con l'accusa di aver invaso le acque territoriali libiche.

Nella città della provincia di Trapani, in cui ogni famiglia ha almeno un parente pescatore, ci sono madri che aspettano i propri figli e mogli che sperano in un rientro a casa dei propri mariti. Almeno per le festività natalizie. In attesa che qualcuno dia delle buone notizie, hanno deciso di occupare pacificamente l'aula consiliare del comune. Sono stanchi e si sentono abbandonati. Le giornate trascorrono tutte uguali, sperando in una svolta diplomatica che permetta ai loro cari di tornare a casa e trascorrere il Natale in famiglia.

L'ultima volta che a Mazara del Vallo i familiari sono riusciti a parlare con i pescatori detenuti in Libia, è stata lo scorso 11 novembre. Appena una manciata di minuti. "Ci hanno detto che stano bene, ma vogliono tornare a casa per Natale o anche prima" racconta la signora Cristina Amabilino. Suo marito è uno dei 18 marinai trattenuti.

"La speranza è l'ultima a morire, ma chiediamo aiuto al Governo. Che il presidente Conte e il ministro Di Maio ascoltino le nostre parole" dice con rabbia la signora Rosetta Incargiola, 74 anni, che da quando suo figlio Pietro Marrone è stato arrestato, occupa l'aula consiliare.

La vicenda dei pescatori mazaresi trattenuti in Libia ha coinvolto tutta la comunità di Mazara del Vallo, giungendo fino a Papa Francesco che, nelle scorse settimane, ha espresso parole di conforto e speranza per i diciotto pescatori che da tre mesi non riabbracciano i propri cari.