Torino, strangola la figlia 13enne e si toglie la vita. I familiari: “Stava male ma non è stata aiutata”

"Questa settimana aveva chiesto di essere seguita (dal Centro di Salute mentale, ndr), si era presentata personalmente in corso Lecce a Torino: le hanno dato appuntamento a settembre, tra tre mesi". A parlare è il fratello di Mihaela B., la donna di 39 anni che pochi giorni fa, domenica 21 giugno, ha strangolato la figlia 13enne e si è tolta la vita.
Secondo quanto sostengono i familiari, la 39enne aveva capito di aver bisogno di aiuto, di essere caduta in una profonda depressione. Un grido, denunciano i parenti (seguiti dall'avvocato Maurizio Punturieri), che sarebbe rimasto inascoltato, preludio di una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare: "Sono stati inadeguati".
"Oggi ci sarà il conferimento dell'incarico per l'esame autoptico, per verificare esattamente quella che è stata la dinamica del fatto. – ha detto il legale a Fanpage.it – Sono in corso indagini sul cellulare di Mihaela per comprendere se al suo interno ci fossero o meno messaggi tali da scatenare il gesto".
Gli accertamenti in corso serviranno a capire se la vicenda può essere considerata un femminicidio indiretto (noto anche come suicidio forzato), ovvero uno di quei casi in cui una donna si toglie la vita a seguito di prolungate violenze fisiche o psicologiche subite da parte di un partner o un ex.
La donna, originaria della Romania ma residente a Torino da tanti anni, lavorava come colf ed era madre di due figlie, di 13 e 19 anni. A trovare i corpi della madre e della sorella e a lanciare l'allarme è stata proprio la maggiore. "Non era una che si abbatteva, era tutta casa e lavoro e stravedeva per le due figlie", hanno detto i vicini di casa a La Stampa.
Domenica i sanitari sono immediatamente intervenuti nell'abitazione dove vivevano la madre e le due ragazze, ma non hanno potuto fare altro che constatare il decesso delle due. La 19enne è stata soccorsa e portata in stato di choc all’ospedale Maria Vittoria.
Agli investigatori della Squadra Mobile e delle Volanti, che indagano sull'accaduto coordinati dalla procura, la giovane avrebbe raccontato di alcuni litigi con la madre e della difficile separazione che stava affrontando. La 19enne sabato non aveva dormito a casa proprio perché, a quanto si apprende, avevano avuto una discussione e lei aveva preferito stare con il fidanzato.
Sarebbe stato proprio l'allontanamento del marito a far cadere la donna in depressione. I rapporti tra la 39enne e l'ex erano molto tesi da diversi mesi. "Non c'era un processo di separazione in corso, ma erano deteriorati da tutta una serie di situazioni. Lui se n'era andato di casa e viveva in Svizzera", aggiunge l'avvocato.
La 39enne sarebbe stata lasciata da un momento all'altro in modo brutale, le avrebbe detto di non cercarlo più inviandole una fotografia con un'altra donna. L'avrebbe anche minacciata di non darle più aiuti economici per le figlie e di portarle via le bambine, le avrebbe addossato tutte le colpe della fine del matrimonio, hanno spiegato i familiari.
"Lei voleva essere seguita. Non stava bene, avevamo capito che aveva bisogno di essere aiutata e noi cercavamo di sostenerla", ribadisce ancora il fratello. Anche se, "pur consapevoli che ci fosse un’urgenza nel seguirla, mai avremmo pensato che avrebbe fatto una cosa del genere", aggiunge. Intanto, proseguono le indagini sull'accaduto.
"I familiari hanno provato ad aiutarla, si sono rivolti al consultorio dell'Asp (Azienda Sanitaria Locale) per far intervenire il Centro di salute mentale e le hanno dato appuntamento a settembre", precisa l'avvocato Punturieri.
"Il problema è anche questo, la risposta dello Stato a questi casi, che sono tanti. Però vogliamo anche sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di intervenire con tempestività in queste situazioni", aggiunge.
Gli investigatori nelle scorse ore hanno sequestrato il cellulare di Mihaela, che prima di togliersi la vita avrebbe lasciato un biglietto. Poche righe indirizzate a sua figlia maggiore, in cui le diceva proprio di "guardare sul cellulare".
"La Polizia sta svolgendo accertamenti, quindi non ne conosciamo il contenuto. – spiega Punturieri – Ma questo biglietto lascia intendere che il cellulare sia depositario delle spiegazioni di un gesto così estremo, se ce ne possono essere in un caso come questo".