Aveva giustificato il suo gesto spiegando di essere ludopatico e di non riuscire a controllarsi: aveva raccolto in una scuola media torinese i soldi delle gite scolastiche, circa 11mila euro, che non aveva poi mai restituito nonostante quelle gite fossero state annullate. Li aveva spesi tutti per il gioco d'azzardo e per l'insegnante di musica di Torino era stata disposta una perizia psichiatrica. La sua condizione però non lo ha salvato dalla condanna a 2 anni di reclusione con sospensione condizionale: l'esperto ha riconosciuto che l'imputato è affetto da disturbo del gioco di azzardo, ma la patologia non ha influito sulla capacità di intendere e di volere. Quindi, quando ha intascato i soldi dei viaggi scolastici, il docente era pienamente consapevole per l'accusa.

La storia dell'insegnante era stata già raccontata nel mese di gennaio: il prof ha intascato nel 2018 i soldi degli studenti mentre era anche vicepreside. Avrebbe preso i proventi di quattro gite scolastiche e non li ha restituiti agli studenti nel momento in cui i viaggi non sono stati organizzati. A fine anno la direzione didattica, nell'ambito di un controllo sulle attività extrascolastiche, aveva scoperto il raggiro e aveva presentato una denuncia. L'insegnante era finito a processo con l'accusa di peculato. La difesa aveva puntato tutto sulla ludopatia, che avrebbe guidato le sue azioni. Il professore aveva iniziato un percorso di cura nel 2014, dopo la separazione con la moglie. Poi aveva interrotto il tutto, convinto di farcela da solo. Nel 2018 era ritornato proprio in seguito al licenziamento e grazie al percorso psicologico, il docente non gioca più da due anni.

Proprio l'insegnante non ha mai negato le sue responsabilità: appena smascherato aveva ammesso il raggiro, restituendo la somma dovuta. Nonostante questo, il 26 marzo sono stati chiesti per lui due anni di reclusione. I giudici hanno deciso di condannarlo nonostante la ludopatia. Inflitta anche la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per due anni.