
Primavera tempo di gite scolastiche. Come da tradizione, tra i mesi di marzo, aprile e maggio, sale l'attesa degli studenti per i viaggi di istruzione, una occasione – per i ragazzi – non solo per visitare città vicine o lontane immergendosi nella loro cultura, ma anche per divertirsi insieme ai propri compagni di classe. Ma, a quanto pare, partecipare a questi momenti è diventato sempre più un lusso per pochi.
L’edizione 2026 dell’Osservatorio Gite Scolastiche del portale Skuola.net, condotta su un campione di 1.500 alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, fotografa infatti un trend di crescente rinuncia al viaggio d'istruzione con pernottamento: il 44% degli studenti intervistati non prenderà parte all'uscita didattica fuori sede. Tra questi, solo il 6% decide consapevolmente di non partire. Una novità rispetto al passato, quando partire per le gite scolastiche era considerata una esperienza irrinunciabile. I motivi? Ce ne sono vari: tra questi, i costi ritenuti eccessivi, complice anche l'aumento generalizzato dei prezzi dovuto alla guerra in Iran, i problemi di disciplina degli studenti e la scelta volontaria di evitare la convivenza prolungata con i compagni di classe. E, in ultimo ma non meno importante – come vedremo – c'è l'indisponibilità dei docenti accompagnatori.
In questo quadro il ministero dell'Istruzione non ha risposto alla crisi energetica in corso, ma come vedremo si è limitato ad autorizzare l'impiego da parte delle scuole di risorse già stanziate in precedenza per la voce viaggi d'istruzione.
IL TEMA DEL GIORNO
Per il Welfare gite solo 150 euro a studente per le famiglie con basso ISEE: nessuna nuova misura all'orizzonte
Messo da parte, almeno per il momento, lo scenario della Didattica a distanza per contenere i costi dell'energia nelle scuole (come vi abbiamo raccontato nella nostra precedente newsletter) l'aumento delle bollette di luce e gas e il caro carburanti stanno incidendo notevolmente anche sulle spese per le gite scolastiche. Alcune di queste sono state già deliberate dagli organi d'istituto, che hanno in molti casi già chiuso gli appalti per i viaggi di fine anno per i ragazzi prima dello scoppio della guerra in Iran e dell'impennata dei prezzi dei biglietti degli aerei. Ma per le scuole che si stanno ancora organizzando il viaggio d'istruzione è un'incognita: troppo oneroso per le famiglie, che dovrebbero sborsare fino a 500 euro per permettere ai ragazzi di partire. Molti istituti stanno ripiegando su mete italiane, in modo da proporre pacchetti-viaggio più sostenibili. Ma in molti casi non basta e il risultato è che gli studenti che vorrebbero partire rischiano di essere costretti a rinunciare.
E il governo cosa fa? Il ministero dell'Istruzione già da qualche anno ha messo in campo una soluzione per andare incontro ai genitori: nell'anno scolastico 2023-2024 sono stati stanziati 50 milioni di euro destinati alle agevolazioni per viaggi d'istruzione, il cosiddetto Welfare gite, per favorire la partecipazione dei ragazzi che provengono da famiglie con limitate risorse economiche a questi momenti di socialità e crescita culturale. La misura è stata pensata per le scuole secondarie di secondo grado, quelle di solito coinvolte nei viaggi d'istruzione e nelle gite didattiche all'estero. Inizialmente il ministero guidato da Valditara aveva previsto una platea molto piccola: solo le famiglie con ISEE inferiore a 5.000 euro avrebbero potuto godere del beneficio, con un importo massimo pari a 150 euro a studente. Successivamente l'asticella del contributo statale è stata alzata, comprendendo le famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro (sempre nella misura massima di 150 euro per ogni studente, fino ad esaurimento delle risorse assegnate alla scuola frequentata). A dicembre 2025 è arrivata una nota del ministero, che consente alle scuole di utilizzare i residui di bilancio a disposizione per quest'iniziativa (i soldi rimasti inutilizzati per tre esercizi finanziari consecutivi) per un altro esercizio finanziario, cioè per l'anno scolastico 2025-26, impiegandoli nella stessa finalità, per sostenere le famiglie con ISEE basso. Stiamo parlando quindi non di soldi stanziati ex novo, ma del residuo di quei primi 50 milioni stanziati nel 2023.
Dopo tre anni, senza la nota ministeriale di dicembre, le risorse non spese dagli istituti sarebbero state restituite al bilancio dello Stato. Ma è evidente che i parametri di accesso sono ancora troppo stringenti, anche se i criteri e le procedure per l'impiego delle somme residue, come specifica il ministero, possono essere individuati da quest'anno in autonomia dalle istituzioni scolastiche e dai singoli Consigli d'istituto (che in molti casi hanno innalzato per quest'anno la soglia ISEE a 20.000 euro, in base anche alle specificità territoriali e al tessuto sociale a cui si rivolgono). Le risorse del Welfare gite restano comunque esigue: 150 euro di contributo non riescono a rispondere ai bisogni degli studenti.
L'APPROFONDIMENTO
I docenti contro i viaggi d'istruzione: "Troppi rischi e senza retribuzione, il gioco non vale la candela"
Se molti studenti quest'anno non partiranno per il tradizionale viaggio di istruzione è anche per la mancanza di docenti disponibili ad accompagnarli. Avete capito bene: è sempre più alto il numero di insegnanti che decide di non partire, costringendo di fatto l'intero gruppo classe a rinunciare alla gita. Per capire i motivi alla base di questa situazione, abbiamo parlato con Francesco, docente di un istituto tecnico di Castellana Grotte, in provincia di Bari, che per ben 17 anni ha accompagnato i suoi studenti in giro per l'Italia e l'Europa. Ma che oggi pensa di dire basta.
"È un rischio enorme – spiega a Fanpage.it -. Di fatto la responsabilità ricade solo sui docenti, anche di notte. In teoria, non dovremmo neanche dormire per vigilare al meglio, dovremmo darci il cambio mentre i ragazzi riposano. Si capisce bene che è impossibile controllare tutto, l'imprevisto è sempre dietro l'angolo. Ma ne paghiamo le conseguenze in prima persona, non c'è la scuola che interviene. Le famiglie sono pronte a fare denunce in cui chiedono soldi e altre richieste di danni, a cui dovremmo provvedere da soli".
Per di più, i viaggi d'istruzione sono un'attività non retribuita. "Di fatto – continua Francesco – è volontariato. Fino a qualche anno fa era prevista una diaria per i viaggi all'estero, poi è stata abolita. Molti di noi vedono ancora questo lavoro come una missione, per cui anche con spirito di sacrificio affrontiamo le sfide quotidiane, ma dovremmo capire che non ha senso esporsi a questi rischi in cambio di nulla, ottenendo anzi solo stress". In altre parole, per i docenti il gioco non vale la candela.
"Ci dispiace che i ragazzi non vadano in gita ma siamo scoraggiati – conclude Francesco -. Credo che dobbiamo organizzarci dal basso affinché non ci siano più accompagnatori in modo che le famiglie capiscano cosa c'è dietro, i rischi che corriamo e i problemi che evidenziamo. Inoltre, se fossero attività retribuite e soprattutto con copertura legale da parte del MIM o dei singoli istituti, tutto cambierebbe".
A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi