Thiago, il bambino di 14 mesi travolto lo scorso otto marzo da un camionista che guidava ubriaco a Marostica, è tornato a camminare nonostante a seguito del terribile incidente i medici furono costretti ad amputargli il piede e parte della gamba. Il piccolo però da alcune settimane dispone di una protesi. "L’arto – racconta il padre Elidon Kraja  in un'intervista rilasciata al Corriere – è di un materiale simile alla plastica e si aggancia al moncone, appena sotto al ginocchio. A Conegliano gli hanno insegnato a utilizzarlo e oggi Thiago è tornato a stare in piedi. La mattina, appena si sveglia, indica la protesi: come tutti i bambini della sua età non vede l’ora di mettersi a camminare in giro per la stanza e a giocare". I medici  hanno spiegato ai genitori che la protesi dovrà essere sostituita periodicamente; inizialmente, seguendo la crescita del bimbo, ogni sei mesi, poi meno frequentemente, ma comunque fino a quando non avrà 80 anni.

La vita della famiglia è stata stravolta sei mesi fa. Venerdì otto marzo Raisa, 28 anni e mamma del bambino, era in un parco pubblico di Marostica con sua madre e il piccolo Thiago quando, all'uscita, venne investita dal camioncino guidato da Pietro Dal Santo, un artigiano di Thiene che stava scappando da un posto di blocco ubriaco fradicio: nel sangue gli venne trovata una percentuale di alcol quattro volte superiore al limite. Raisa racconta quei drammatici momenti: "Ho visto Thiago a terra. Mi sono trascinata fino a lui, volevo prenderlo in braccio ma una donna mi ha detto di non toccarlo, di lasciar fare ai medici. Subito dopo è arrivato un vigile. Ricordo di averlo sentito parlare al telefono e dire: Il bimbo ha la gamba mutilata'".

Le condizioni del bambino – che aveva mosso i primi passi da pochi giorni – si rivelarono subito drammatiche. I medici dissero ai genitori che sarebbe potuto morire da un momento all'altro, ma Thiago ha lottato come un leone e dopo aver subito molti interventi chirurgici è stato trasferito al centro di riabilitazione "La Nostra Famiglia" di Conegliano Veneto. Raisa racconta: "I medici, che sono stati straordinari: li ho visti piangere di fronte ai progressi di mio figlio. Sul letto dell’ospedale, Thiago si tastava la gamba cercando il piedino…". Quanto a Pietro Dal Santo, il camionista è nella sua casa di Thiene: dopo tre mesi in carcere, è finito agli arresti domiciliari. Ha chiesto la "messa alla prova", che gli avrebbe permesso di cavarsela senza una condanna, ma il giudice ha risposto picche e quindi il processo, con rito abbreviato, si concluderà il 22 ottobre in tribunale a Vicenza.