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Opinioni
Covid 19
4 Dicembre 2021
09:05

Terza dose e vaccino ai bambini: come fermare il virus e ridurre ricoveri e TI

Più passa il tempo, più l’efficacia dei vaccini viene meno. Ecco perché stanno aumentando le ospedalizzazioni degli anziani vaccinati. E perché serve procedere spediti con prime e terze dosi.
A cura di Giorgio Sestili
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Analisi statistiche ed elaborazioni grafiche a cura di Francesco Luchetta

L’efficacia dei vaccini contro il Covid diminuisce già nei primi mesi successivi alla seconda dose, e crolla drasticamente a distanza di sei mesi. Diversi studi internazionali già da tempo lanciano l’allarme, con i Paesi ricchi di tutto il mondo che subito si sono lanciati nelle somministrazioni delle dosi cosiddette booster, mentre in Africa – dove non a caso è nata l’ultima variante Omicron – solo il 7,3% della popolazione ha ricevuto un ciclo vaccinale completo (Figura 1).

Il calo della protezione dei vaccini – che come vi abbiamo raccontato una settimana fa avrebbero salvato la vita a 50 mila persone nel 2021 in Italia – ora è evidente anche dai dati sugli over 80, che si sono vaccinati per lo più tra marzo e maggio di quest’anno, e in cui gli anticorpi cominciano a vacillare. Nella nostra analisi settimanale per Fanpage, con Francesco Luchetta abbiamo analizzato in modo quantitativo questo effetto, a partire dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il risultato che abbiamo trovato è che a distanza di 4-6 mesi dalla seconda dose, negli over 80 l’incidenza dei decessi tra i vaccinati aumenta del 50%.

Figura 1: percentuale di popolazione vaccinata nei vari continenti

Lo studio israeliano sull’efficacia del vaccino Pfizer-BioNTech

Il più importante studio sull’andamento della protezione anticorpale indotta dai vaccini proviene da Israele, il paese che per primo e più velocemente degli altri ha effettuato le vaccinazioni. Lo studio, pubblicato a fine ottobre su The New England Journal of Medicine, ha analizzato un database di persone vaccinate con doppia dose di Pfizer-BioNTech che in Israele sono risultate positive al SARS-CoV-2 tra l’11 e il 31 luglio 2021, e tra questi chi ha manifestato gravi sintomi della Covid-19. Poi ha incrociato questi dati con il periodo di vaccinazione di queste persone, cominciato a dicembre 2020 per i più anziani e che nei mesi successivi ha ricoperto gran parte della popolazione israeliana. I risultati dello studio indicano una riduzione dell’efficacia del vaccino di Pfizer-BioNTech dal 96% dei primi 2 mesi dopo la somministrazione della seconda dose, all’84% nel periodo che va dai 4 ai 7 mesi successivi. Se una riduzione dell’efficacia del 12% può sembrare poco, considerate che in termini statistici significa che la protezione in questo lasso di tempo diminuisce di un fattore 4. Ovvero, se prima tra i deceduti c'era un’incidenza di 4 vaccinati ogni 100 non vaccinati, dopo 4-7 mesi l’incidenza tra i vaccinati quadruplica e diventa di 16 ogni 100.

Potrebbe essere questo uno dei fattori – forse il principale – che ha innescato la quarta ondata in tutta Europa, dove gran parte degli over-60 ha ricevuto i vaccini nel primo semestre di quest’anno, e la maggior parte delle seconde dosi al resto della popolazione è stata somministrata tra giugno e agosto. Stando quindi ai dati dello studio israeliano, gran parte della popolazione europea avrebbe un livello di protezione contro il virus che sta drasticamente calando col passare del tempo, e che sta determinando una ripresa dei contagi ma soprattutto un aumento dei malati che necessitano di cure ospedaliere.

Il nostro studio sui dati italiani

L’analisi che abbiamo condotto all’interno del team di Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche ha preso in esame i dati dell’ultimo bollettino dell’ISS e gli opendata sui vaccini in Italia disponibili su GitHub. La Figura 2 mostra l’andamento delle vaccinazioni in Italia per le fasce d’età 80+ (curva rossa) e 60-79 anni (curva verde). Dal grafico appare evidente come il grosso delle vaccinazioni per gli over 80 sia avvenuto tra metà marzo, quando i vaccinati con ciclo completo erano circa il 15%, e metà maggio, quando si è raggiunto l’80%. Per la fascia 60-79 anni l’andamento è simile anche se più lento, e traslato di due mesi in avanti: la salita comincia infatti a maggio quando i vaccinati erano circa il 10% e nel giro di 3 mesi si arriva all’80% di popolazione vaccinata. A partire da questi due grafici possiamo quindi fissare una data centrale media per le vaccinazioni, che per gli over 80 si aggira intorno al 15 aprile mentre per la fascia 60-79 anni è il 15 giugno.

Figura 2: percentuale di popolazione over 80 (curva rossa) e 60-79 anni (curva verde) vaccinata in Italia in funzione del tempo

Nella Figura 3 vi mostriamo invece un’altra nostra elaborazione, che riguarda l’andamento dell’efficacia delle vaccinazioni complete sui decessi, per le stesse due fasce di popolazione, in relazione al giorno centrale del contagio (dati ISS). Dal grafico si vede bene come l’efficacia dei vaccini a metà luglio sia del 93% per gli over 80, e superiore al 94% per i 60-79 anni. Entrambi i grafici hanno una decrescita lineare nel corso dei primi mesi, e le due linee scendono quasi parallele fino a circa metà agosto, ma poi tra gli over 80 accade qualcosa. Da fine agosto la curva comincia ad inclinarsi rapidamente verso il basso e si allontana da quella dei 60-79 anni, con una pendenza che via via aumenta nel corso del tempo. L’efficacia dei vaccini sugli over 80 passa così dal 93% iniziale all’88% di metà ottobre, a sei mesi esatti di distanza dalla data media stimata per le vaccinazioni di questa fascia d’età. Si tratta di una riduzione di circa il 5%, che equivale a dire che, a distanza di 4-6 mesi, l’incidenza tra i vaccinati aumenta di quasi il 50%: se a luglio ogni 100 decessi tra i non vaccinati, se ne registravano 7 tra i vaccinati (efficacia 93%), a metà ottobre questi ultimi diventano 12 (efficacia 88%).

Figura 3: andamento dell’efficacia della vaccinazione completa rispetto ai decessi per le fasce d’età 80+ e 60-79 anni

Per concludere, due ulteriori considerazioni meritano una certa attenzione. La prima riguarda il fatto che i dati a nostra disposizione per gli over 80 cadono ancora all’interno dell’intervallo 4-6 mesi dalla seconda dose e sono aggiornati a metà ottobre, il che significa che la loro protezione, in questo momento, è decisamente più bassa di quanto possiamo vedere dalla Figura 3. La seconda considerazione riguarda invece la fascia 60-79 anni, che proprio a metà ottobre è entrata nel quarto mese dalla seconda dose e quindi, anche se ancora non lo vediamo dal grafico, sta certamente registrando lo stesso calo di anticorpi che vediamo negli over 80.

A questo punto la soluzione non può che essere il rafforzamento degli anticorpi nella popolazione vaccinata con ciclo completo, per tamponare la ripresa dei contagi ed evitare che gli ospedali si riempiano di nuovo. E allora, a che punto siamo con le dosi booster?

L’andamento delle vaccinazioni in Italia

Prima di arrivare a parlare delle terze dosi, la notizia che ci sembra più importante dell’ultima settimana riguarda i vaccinati con prima dose: quasi 200 mila, il 48% in più della settimana precedente. Si tratta di 200 mila persone che fino a pochi giorni fa non erano vaccinate e oggi lo sono. Di questo passo, nel giro di un mese potremmo avere oltre un milione di nuovi vaccinati, un numero significativo se paragonato ai circa 7 milioni ancora senza vaccino in Italia. È l’effetto del Super Green Pass varato dal governo e, forse, anche della paura della nuova variante che ormai si sta diffondendo in tutta Europa.

L’altra notizia positiva arriva proprio dalle terze dosi (o seconde per chi ha fatto J&J), anch’esse cresciute del 54% con oltre 2 milioni di vaccini somministrati nell’ultima settimana. Lo stato dell’arte delle vaccinazioni in Italia lo abbiamo rappresentato nella Figura 4: circa il 47% di over 90 ha già ricevuto la dose booster, mentre tra gli 80-89 sono già più del 50%. Cosa significa questo? Che molto presto vedremo la curva della Figura 2, quella che indica l’efficacia dei vaccini, tornare a salire, e quello che ci aspettiamo è che superi i livelli iniziali di luglio e si porti al di sopra del 95% di efficacia, come vari studi scientifici sostengono. Non servirà molto tempo per osservare l’effetto e torneremo senz’altro sull’argomento tra qualche settimana.

Figura 4: percentuale di popolazione vaccinata con terza dose, con ciclo completo, con almeno una dose e non vaccinata in Italia, per diverse fasce d’età.

Ma le buone notizie non sono ancora finite. Dopo la FDA e l’EMA, anche l’AIFA ha dato il via libera per le vaccinazioni ai bambini dai 5 ai 12 anni. Si tratta di un ulteriore passo importante nella lotta contro il virus, perché ridurrebbe drasticamente la trasmissione del virus nei bambini, che sono vettori formidabili per il contagio. Basti pensare che già dalla seconda decade di ottobre si registra un aumento significativo dei contagi nelle fasce 0-9 e 10-19, con un’incidenza che nell’ultima settimana risulta compresa tra i 150 e i 200 casi ogni 100 mila abitanti (ma i dati ISS devono ancora essere consolidati), più alta di tutte le altre fasce d’età.

Nelle prossime settimane dunque la partita contro il virus si giocherà ancora una volta sul terreno dei vaccini: prime e terze dosi in aumento, unitamente alle vaccinazioni per i 5-12 anni e il Super Green Pass dovrebbero porre un argine importante all’avanzata del virus ma soprattutto alle ospedalizzazioni in terapia intensiva, che nell’ultima settimana sono aumentate del 20%, a fronte di un aumento dei casi positivi del 25% (89 mila in sette giorni). L’obiettivo, come ormai abbiamo imparato, è quello di riportare il parametro Rt, oggi intorno a 1.10, al di sotto di 1, e allora vedremo i contagi tornare a scendere.

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Fisico di formazione, comunicatore scientifico di professione. Mi occupo di scienza, tecnologia, innovazione, e aiuto a comunicarle bene. Fondatore del progetto "Coronavirus - Dati e Analisi Scientifiche". Tutto su di me su giorgiosestili.it
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