A due anni e otto mesi dalla prima scossa di terremoto – quella del 24 agosto 2016 che distrusse Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli provocando 299 morti e migliaia di sfollati – il sisma uccide ancora. O meglio, ad uccidere è la solitudine e la disperazione. Berardino Mancini, un uomo di 83 anni di Acquasanta Terme, è morto ieri in una baracca di legno e lamiere che aveva costruito per evitare di abbandonare il borgo di Tallacano, dove aveva sempre vissuto e dove il terremoto ha lasciato una scia di distruzione e desolazione. La frazione, zona rossa dai giorni immediatamente successivi al sisma del 2016, era infatti completamente disabitata e i residenti erano stati raggiunti dall'ordine di evacuazione emesso dal sindaco e dalla Protezione Civile. Ciò nonostante Berardino, celibe e senza figli, aveva deciso di non andarsene costruendo una piccola sistemazione "di fortuna". Nonostante i numerosi solleciti, l'anziano non voleva saperne di andarsene come avevano fatti tutti gli altri residente del borgo, tutti terremotati come lui e come lui senza più una casa. Da due giorni però nessuno aveva più notizie di Berardino così i parenti, preoccupati, hanno chiamato i carabinieri che sono andati a controllare e hanno fatto la drammatica scoperta. L'ottantatreenne era morto da diverse ore: giaceva nel suo letto, all'interno della baracca in cui viveva per non allontanarsi dalla sua casa distrutta dal sisma.

Sante Stangoni, sindaco di Acquasanta Terme, ha spiegato: "Berardino era un uomo molto attaccato al territorio – ha detto al Resto del Carlino –, non è riuscito a stare lontano dalla sua casa, neppure quando Tallacano è diventata una zona rossa a causa del sisma. Non so dove abitasse di preciso. Dopo il terremoto ha iniziato a fare una vita da nomade, girovagando qua e là. Era un uomo solitario, amava coltivare i suoi ortaggi, vivere la quotidianità del suo paese, le sue radici. Il terremoto gli ha destabilizzato completamente la vita, ma lui, appena poteva, cercava di tornare lì, di stare vicino alla sua casa".