"Siamo pronti a dare una mano ai terremotati e ai sindaci, anche a mobilitarci e protestare accanto a loro se necessario. E' inaccettabile che la ricostruzione sia ferma dopo quasi tre anni". Sono le parole usate questa mattina da Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, che ha inaugurato ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, una tre giorni di incontri e riunioni nelle quattro regioni colpite dai terremoti del 2016 e 2017 (Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo). A ormai quasi tre anni di distanza dalla prima violentissima scossa, quella del 24 agosto, la ricostruzione è ancora al palo; anzi, praticamente non è neppure cominciata se si considera che solo il 50 per cento delle macerie sono state rimosse, tra continui stop ai lavori dovuti alla presunta presenza di tracce di amianto fra i muri crollati delle case, rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata e intoppi burocratici inspiegabili in una situazione di piena emergenza. I vertici del principale sindacato italiano scendono dunque in campo anche nella questione del terremoto, questione che nei mesi scorsi il segretario della CGIL di Macerata Daniel Taddei aveva definito – a ragione – la più grande opera pubblica d'Europa, e quindi da trattare come una delle più importanti vertenze del paese.

L'appello: "Il Centro Italia rischia di diventare un buco nero sulla carta geografica italiana"

Il rischio che il Centro Italia colpito dal sisma diventi un enorme "buco nero" sulla carta geografica – come evocato da una cittadina di Arquata del Tronto in lacrime – è purtroppo concreto: chi aveva riposto nel governo Di Maio – Salvini la speranza di un cambio di passo dopo le criticità delle gestioni Renzi e Gentiloni oggi è molto deluso: "Da qui sono passati tutti in campagna elettorale – ha ricordato Landini – ma la situazione è ancora bloccata. Noi non cerchiamo voti, non ci candidiamo alle elezioni, ma ci mettiamo a disposizione. D'altro canto è questo che deve fare un sindacato: stare accanto alle persone che hanno più bisogno". E ancora: "Siamo al paradosso: i sindaci mi hanno raccontato che i progetti per le perimetrazioni  dei centri storici (ovvero gli aggregati edilizi in cui è necessario fare un progetto unitario di ricostruzione) sono pronti, i soldi sono stati stanziati in abbondanza. Nonostante ciò è tutto fermo".

Maurizio Landini ha ricordato che la ricostruzione rappresenta un'occasione fondamentale per dare  lavoro ai giovani residenti nel cratere, contribuendo a combattere lo spopolamento: "Ma la soluzione non è il decreto Sblocca Cantieri proposto dal governo: è inaccettabile che non ci sia un controllo sui subappalti, e si corre il rischio che si infiltrino anche ditte legate alla criminalità organizzata". Rischio già emerso effettivamente nelle scorse settimane, quando la ditta Eni Srl – operante in provincia di Macerata – è stata interdetta dalla Prefettura di Caserta. "E' inaccettabile che dopo quasi tre anni non siano ancora state rimosse le macerie. Siamo a disposizione dei terremotati, se necessario anche per protestare e mobilitarci insieme a loro", ha concluso Landini. Immediata la risposta di Francesco Pastorella, coordinatore di 114 comitati di terremotati: "La questione del lavoro delle persone colpite dal sisma è una di quelle fondamentali; stiamo già lavorando con la CGIL per fare proposte a governo e regioni. Se non verranno accolte torneremo a scendere in piazza". Insomma, se la ricostruzione non partirà alla svelta la "luna di miele" del governo giallo-verde con i cittadini terremotati del Centro Italia potrebbe finire presto.