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Supplente taglia i capelli a due alunne in classe in una scuola media a Mestre: caso al Provveditorato

“Maestra, quanto deve essere lungo il riassunto?”. E la supplente taglia una ciocca di capelli a 2 alunne davanti a tutti. Il caso è ora al vaglio del Provveditorato. Avviata un’indagine interna. Tra le ipotesi al vaglio ci sono violenza privata e abuso dei mezzi di correzione.
A cura di Biagio Chiariello
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Una supplente di italiano che taglia i capelli a due alunne durante la lezione: l’episodio avvenuto mercoledì mattina alla scuola media “Bellini” di Mestre, finito ora all’attenzione del Provveditorato e dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto.

La vicenda, riportata dal Il Gazzettino, riguarda una classe terza dell’istituto comprensivo “Lazzaro Spallanzani”. Secondo quanto ricostruito, tutto sarebbe nato da una domanda delle studentesse sulla lunghezza di un riassunto assegnato come compito. A quel punto la docente avrebbe reagito prendendo una forbice e tagliando una ciocca di circa dieci centimetri a una delle ragazze. Poco dopo, anche una seconda alunna, alzatasi dal banco dopo aver assistito alla scena, sarebbe stata colpita dallo stesso gesto.

Un episodio avvenuto davanti a tutta la classe, rimasta chiaramente attonita. La stessa insegnante avrebbe poi confermato l’accaduto, parlando di un gesto “esagerato”, ma compiuto “per farsi comprendere meglio”. Una spiegazione che non ha convinto le famiglie.

La scuola ha quindi avviato un’indagine interna: sono già state ascoltate le due studentesse e la docente, mentre la dirigente Antonina Randazzo trasmetterà gli atti all’Ufficio scolastico regionale. Il caso è ora seguito anche dall’Ufficio procedimenti disciplinari. Dalla Direzione regionale fanno sapere di aver richiesto tutta la documentazione per attuare “tutte le azioni conseguenti”.

Non si escludono sviluppi anche sul piano penale. Tra le ipotesi al vaglio ci sono violenza privata e abuso dei mezzi di correzione, oltre a eventuali responsabilità civili che potrebbero coinvolgere anche l’istituto e il Ministero dell’Istruzione.

Nelle prossime ore saranno sentiti anche i genitori delle due ragazze. Il padre di una delle alunne esprime fortev preoccupazione: "Quanto accaduto mi preoccupa, non tanto e non solo per i prossimi mesi di frequenza scolastica di mia figlia, quanto piuttosto per il mio personale terrore che episodi simili si ripetano con altri alunni e in altre scuole". E aggiunge: "Spiace constatare che gli incarichi di supplenza avvengano mediante formali automatismi senza una valutazione psicologica e ponderata dei requisiti soggettivi di chi dovrà poi prendere servizio nell'istruzione di adolescenti che, vivendo episodi di questo tipo, posso ricevere un grave danno. Questo mi rattrista e mi atterrisce, e mi domando come tale sistema possa soffrire di tali cortocircuiti".

La vicenda ha suscitato reazioni anche a livello nazionale.

Ciò che è accaduto alla scuola di Mestre rappresenta una gravissima lesione dell'integrità fisica e psicologica delle studentesse – ha commentato Bianca Piergentili per la Rete degli Studenti Medi del Lazio -. È allarmante il modo in cui una figura educante possa giustificare un abuso di potere come una strategia di insegnamento, trasformando un momento di apprendimento in un atto di umiliazione di fronte ai propri compagni di classe. Non è accettabile che si verifichino ancora episodi del genere".

Per Antonello Giannelli, presidente nazionale dell’Associazione presidi, "un docente non può tagliare i capelli a un allievo: è una azione piuttosto bizzarra, sicuramente non condivisibile e fuori dalle righe". Sulla stessa linea Mario Rusconi, presidente dei presidi di Roma: "Penso che ogni docente debba avere grande rispetto per i ragazzi sia dal punto di visto fisico che morale: bisogna motivare i ragazzi ricorrendo a sistemi validi e opportuni e che non vadano ad intaccare la dignità di ogni persona".

Prova invece a leggere l’episodio anche in un contesto più ampio Attilio Fratta, presidente nazionale di Dirigentiscuola:

Episodi come quello avvenuto a Mestre hanno dell'incredibile, ma sono sintomatici di una stanchezza, di un burnout professionale che, purtroppo, nel mondo della scuola è una realtà sempre più frequente. È giunto il momento di fare una profonda riflessione sullo stress che il personale della scuola vive ogni giorno, e che sfocia in reazioni scomposte come questa. Detto ciò, condanniamo il gesto senza se e senza ma".

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