Il santuario della Bozzola, la droga e il ricovero nella casa di cura: le fake news su Garlasco smontate da Marco Poggi

Marco Poggi ha deciso di parlare dopo oltre un anno dall'apertura delle indagini da parte della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco. Per la terza volta nel mirino degli inquirenti c'è l'amico Andrea Sempio: si sta difendendo dall'accusa di aver ucciso Chiara Poggi dopo che lei avrebbe rifiutato un approccio sessuale. Accuse che non sarebbero fondate per la famiglia Poggi che crede nella condanna di Alberto Stasi, nei suoi confronti c'è una sentenza in via definitiva. "Non mi ha convinto quello che è stato detto su di lui, non ho cambiato idea. Sono invece convinto che la sentenza su Stasi sia la verità. Non pretendiamo che lo sia per tutti", ha detto il fratello di Chiara in una intervista rilasciata al programma tv "Quarto Grado".
Per la prima volta dopo 19 anni ha parlato e lo ha fatto soprattutto per smontare tutte le fake news che sono state dette in questi mesi, sia su Chiara che su di lui. Ha spiegato di provare "rabbia, stanchezza e rassegnazione. Non mi sembra sia stato messo un freno, è stato detto di tutto e di più. Il fatto forse di non aver rilasciato prima interviste ha alimentato queste ipotesi". Ecco tutto quello che ha smentito Marco Poggi.
Nelle ultime settimane c'è chi ha sollevato l'ipotesi che Marco fosse coinvolto nell'omicidio della sorella. Come? Stando a questa "assurda" ipotesi Marco Poggi era coinvolto in un giro di droga insieme alla cugina Stefania Cappa e all'amico Andrea Sempio. Chiara si sarebbe accorta di tutto e il trio avrebbe provveduto a farla stare in silenzio. Un'ipotesi di pura fantasia che ha spinto Marco Poggi a ribadire che non solo lui non è coinvolto nell'omicidio della sorella ma di non aver neanche mai fatto uso di droga. Ha detto: "Mai avuto problemi di droga, mai provata cocaina. Siamo nella fantasia. Ci sarà sempre qualcuno che si inventa qualcosa". Fantasie però che continuano ancora adesso a ferire la famiglia della vittima.
Altra fake news emersa in questi mesi, e legata alla figura di Marco Poggi, riguarda la tesi che lui sia sceso prima dal Trentino dove era in vacanza con i suoi genitori o che attualmente si trovasse in una casa di cura: "Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara. Essere accusato di essere coinvolto nell'omicidio di Chiara mi ha fatto male".
Tra le fantasie legate invece alla parte investigativa c'è quella che ha visto coinvolto quanto accadeva nel santuario della Bozzola a pochi chilometri da Garlasco. Tra le ipotesi ci sarebbe il fatto che questo santuario fosse legato a una pista su abusi sessuali: padre Gregorio Vitali era il prete dello scandalo sessuale ricattato da due uomini romeni che gli chiesero 250 mila euro per non diffondere video intimi. I due uomini avrebbero detto di essere stati in possesso di un audio compromettente e di video relativi a un presunto giro di festini hard: audio e video che non sarebbero mai stati trovati. Quello che accadde nel santuario non venne mai accertato però. Non si sa se questi fatti corrispondano alla realtà ma sicuramente non sono legati all'omicidio di Chiara Poggi. In nessun fascicolo sul caso gli inquirenti hanno menzionato l'ipotesi del santuario. Anche perché in questi mesi uno dei due uomini in possesso di qualche materiale aveva chiesto di essere ascoltato dagli inquirenti, ma i pm non hanno ritenuto necessario aprire questa pista investigativa fondata sul nulla. Chiara Poggi aveva scoperto qualcosa e andava zittita? "Assolutamente no, è fantasia", conferma Marco.
Altra fantasia era il mistero che girava attorno alle luci accese a casa della nonna di Chiara Poggi il giorno del delitto. Un mistero che aveva alimentato sospetti perché la signora anziana non ci abitava più da tempo in quella abitazione: "Abbiamo vissuto 8 mesi a casa della nonna. Le luci accese sospette il giorno dell'omicidio? C'eravamo noi", spiega Marco Poggi. Infatti dal giorno dell'omicidio la villetta di Garlasco dove era stata assassinata Chiara era stata messa sotto sequestro.
In questo anno, giorno dopo giorno, è nata una fake news dietro l'altra. Per Marco Poggi alcune di queste potevano essere smorzate da chi è coinvolto nelle investigazioni: "Mi sarei aspettato che la Procura intervenisse per smorzare le voci. Lasciare tutti nel circo mediatico non è giusto. C'è chi ci ha lucrato per un anno, noi abbiamo subito fango. Ora basta. Ora si può interrompere. Ora è giusto che ci siano processi e che la stampa faccia cronaca. Il resto spero che possa finire". E ancora: "Ho sempre pensato che chi indagava poteva smorzare alcune piste, non solo la mia. Le piste con cui si è giocato per un anno sulla vita e la morte di Chiara. La cosa che mi ha ferito di più è che è stato rovinato il ricordo di mia sorella".