15 Aprile 2021
18:16

Studentessa bendata in Dad, i genitori tramite l’avvocato: “Indignati per la diffusione della foto”

I genitori della ragazzina bendata durante l’interrogazione in Dad hanno chiesto tramite una lettera dell’avvocato di interrompere qualunque diffusione dell’immagine della minore. “Non sono stati rispettati i diritti della ragazzina e la sua sensibilità. Chiediamo quindi che non vengano ulteriormente condivisi dettagli che possano portare al suo riconoscimento”
A cura di Gabriella Mazzeo

I genitori della ragazza bendata durante un'interrogazione in Dad in una scuola nel Veronese hanno scritto in una lettera pubblica la loro posizione in merito alla vicenda che ha fatto discutere in questi giorni tutta Italia. Il tutto è fatto presente tramite un avvocato specializzato in diritto di famiglia che, facendo le veci dei due genitori, chiede l'interruzione dell'esposizione mediatica della ragazza.

La lettera a tutela della minore

"La vicenda della cosi definita "ragazza bendata" mentre viene interrogata in DAD dalla propria insegnante, è stata portata all'attenzione della collettività dalla cronaca giornalistica di questi giorni. L'immagine divulgata è indubbiamente "d'effetto" per chi vuole catalizzare l' attenzione del lettore, ma troppo forte e che lascia basiti. Purtroppo detta immagine è riferita ad una ragazzina di 15 anni: alcune testate giornalistiche non si sono preoccupate di tutelarla, rendendola facilmente identificabile nella sua comunità di relazione e in quella scolastica in cui vive. I dati riportati ne hanno svelato l'identità, anche se nell'immagine pubblica il volto è parzialmente coperto. La foto circola sulla stampa e sui social e continua, giorno dopo giorno, ad essere riprodotta senza autorizzazione da parte dei genitori. Le modalità con le quali i fatti sono stati riportati sono in contrasto con le norme a tutela dei minori e le convenzioni internazionali. Il Codice di deontologia dei Giornalisti precisa all'articolo 7 che "al fine di tutelarne la personalità, il giornalista non pubblica il nome dei minori coinvolti in fatti di cronaca". E ancora: "Il diritto dei minori alla riservatezza deve essere considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca".

In questa vicenda si è dato rilievo al fatto senza porsi il problema riguardante l'età della protagonista: la sua sensibilità è stata calpestata. Oltre alla facile identificazione della ragazzina, sono state riportate affermazioni mai rese dalla minore: ciò risulta oltremodo grave. La bambina viene utilizzata come icona di denuncia di un certo evento o soggetto attraverso il quale mettere alla gogna l'insegnante. Nessuno si è preoccupato di proteggere un'adolescente che dovrebbe, secondo la nostra cultura e la nostra Costituzione, essere difesa e protetta. Il fatto doveva essere oggetto di informazione, ma non era necessario riprodurre l'immagine della minore che ha diritto alla riservatezza come sancito dalal Carta di Treviso. Immaginiamo cosa potrebbero percepire, interiorizzare e vivere emotivamente i nostri figli se trovassero la loro immagine nelle prime pagine dei giornali e se si parlasse di loro in televisione senza che ciò sia frutto di un desiderio con tutte le conseguenze del caso: indagini, interrogazione da parte dei preposti all'Istituzione Scolastica, sguardi di compiacimento o rimprovero.

Che posizione dovrà assumere la ragazzina? Dovrà schierarsi con chi critica l'insegnante, ricevendo pieno consenso dei suoi coetanei o dovrà minimizzare la condotta dell'insegnante stessa, magari per rispetto e/o timore reverenziale? Qualunque sia il suo pensiero, la esporrebbe in un senso o nell'altro a pesanti critiche che alla sua età non potrebbe sopportare. L'esposizione mediatica può provocare gravi destabilizzazioni sul piano emotivo e psicologico per un'adolescente. Troppa poca attenzione è stata rivolta a lei e alla sua sensibilità. Buone le riflessioni sulla didattica (non solo a distanza) e sul rapporto con i docenti, ma cosa resta alla 15enne dopo tutto questo clamore? Sarà veramente libera di esprimersi e di rispondere ai vari interrogativi ai quali viene sottoposta? L'immagine e la spettacolarizzazione hanno prevalso sulla sostanza e sulla fragilità di una minore. I genitori della ragazza, tramite l'avvocato, chiedono quindi la cessazione di qualunque esposizione dell'immagine della figlia o altri dati che possano concorrere ad identificarla"

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