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13 Dicembre 2021
13:58

Strage di Erba, il ricordo di Beppe Castagna 15 anni dopo: “Così Olindo e Rosa uccisero tutti”

Beppe Castagna dedica un lungo post su Facebook alla strage di Erba per cui sono stati condannati in via definitiva Olindo Romano e Rosa Bazzi.
A cura di Susanna Picone
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Un lungo post sui social a 15 anni dalla strage di Erba, per ricordare cosa accadde l’11 dicembre 2006 in via Diaz 25. È quello che ha scritto Beppe Castagna, familiare di tre delle vittime della strage. Quel giorno quattro persone vennero uccise: Raffaella Castagna, il figlioletto Youssef Marzouk, la mamma Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini. Una quinta persona fu trovata in fin di vita: era Mario Frigerio, rinvenuto dai soccorritori al primo piano della palazzina con la carotide recisa. Quest’ultimo contribuì, con la sua testimonianza, a indicare come responsabili della strage Olindo Romano e la moglie Rosa Bazzi, condannati in via definitiva.

La strage di Erba raccontata da Beppe Castagna

Sui social Beppe Castagna ha ripercorso gli avvenimenti di quelle terribile giornata.

"11 dicembre 2006, ore 19:30-19:45 mia madre sta uscendo di casa passando dagli uffici, in braccio ha il piccolo Youseff, li incrocio e li saluto, faccio un buffetto a Yousi e dico a mia mamma: ci vediamo dopo. Pochi minuti dopo raggiungeranno Raffaella in stazione di ritorno dal lavoro. Altri minuti e si troveranno nella famigerata corte del ghiaccio, dove Raffaella viveva. Scendono dalla macchina, entrano nella palazzina e nell’appartamento. Lì vi trovano le luci spente”.

Poi la strage:

"Olindo ha staccato la corrente dal contatore e con la moglie è già fuori, sul pianerottolo, con i guanti, lei con il coltello e lui con la ‘stanghetta’ e un coltellino a scatto. Avevano avuto le chiavi del portoncino d’ingresso da una vicina. Mamma mette Yousi sul divano ed estrae il latte dal frigorifero appoggiandolo sul cassettone di fianco, accende qualche candela. Nel frattempo Raffaella indossa le ciabatte e apre la porta per andare a riaccendere il contatore. Lei è la prima ad essere colpita ripetutamente in testa da Olindo con la stanghetta, Rosa si avventa su mia madre accorsa in corridoio con il coltello e subito dopo Olindo colpisce anche lei in testa. Entrambe sono in fin di vita a terra, resta il bambino, l’odiato bambino, il ‘figlio di p***’, il ‘figlio di bastardo’, Rosa va su di lui e lo accoltella alla gola lasciandolo dissanguarsi sul divano, poi ritorna e accoltella alla gola mamma e Raffaella, ma non è semplice come con il piccolo, quindi insieme al marito prende dei cuscini e cercano di soffocarle".

Poi, l’aggressione ai vicini di casa Mario Frigerio e Valeria Cherubini:

"Decidono di dare fuoco ai loro corpi e alle camere… il fuoco, il fumo… mentre stanno per uscire si ritrovano il povero signor Mario sul pianerottolo, Olindo lo vede, Mario vede Olindo e non capisce, pensa che sia lì anche lui per il fuoco. Olindo chiude la porta, in un attimo capisce che Mario è un testimone, la riapre di colpo e assale Mario, lo picchia e lo accoltella alla gola, intanto la moglie Valeria, poco dietro, sulle scale assiste alla scena e viene assalita da Rosa che la accoltella alla coscia e in altre parti del corpo. Su di lei interviene anche Olindo che la colpisce in testa ripetutamente. Pensando siano morti anche loro, con il fumo oramai insopportabile scappano”.

Ma i coniugi Frigerio sono ancora vivi. Beppe Castagna continua:

“Valeria gravemente ferita raggiunge a fatica il suo appartamento cercando rifugio, i suoi aguzzini sono sotto, sono i vicini che abitano a piano terra, sono i ras del cortile… cerca di aprire la finestra, ma le forze sono deboli e il fumo è forte. Si accascia supina con le mani intorno alla bocca per cercare di respirare la poca aria pulita e li vi muore per asfissia oltre alle ferite inferte. I coniugi Romano hanno nel frattempo raggiunto la lavanderia, dove avevano posizionato un tappeto, lì si spogliano, buttano vestiti e armi in differenti sacchi della pattumiera. Si rivestono, prendono i sacchi e raggiungono la Seat Arosa lasciata appositamente fuori dal cortile, in piazza. Partono per Como, devono trovarsi un alibi e devono sbarazzarsi delle armi, dei vestiti sporchi, Olindo, netturbino, sa, sul tragitto verso Como quali cassonetti il giorno dopo sarebbero stati svuotati e il loro contenuto portato all’inceneritore… Quindi raggiungono Como, vanno al McDonalds, prendono poca roba, giusto il necessario per uno scontrino che poi esibiranno senza essere richiesto ai Carabinieri che la notte stessa andarono ad interrogarli”.

L’ultima parte del post riguarda gli “appunti” di Olindo sulla sua Bibbia in carcere:

“Oggi a colloquio con Rosa mi ha raccontato che sono alcune notti che vede Raffaella davanti alla branda come quella sera col sangue che le scende sul volto ed i colpi che gli ho inferto quando la uccidemmo ” – “accogli nel tuo regno il piccolo Youssef, la sua mamma Raffaella, sua nonna Paola e Cherubini Valeria a cui noi abbiamo tolto la vita ..”  – “i Frigerio dovevano farsi i c*** suoi”.

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