Altavilla Milicia, chiesti 30 anni per Barreca e l’ergastolo per la ‘coppia diabolica’. Pm: “Commesse atrocità”

L'ergastolo per Sabrina Fina e Massimiliano Carandente e 30 anni di carcere per Giovanni Barreca, tenuta conto la semi infermità mentale, sono stati chiesti, al termine della requisitoria, dal pubblico ministero di Termini Imerese Manfredi Lanza, nel processo per la strage di Altavilla Milicia.
Secondo l'accusa, Barreca avrebbe ucciso, con l'aiuto della coppia e della figlia, la moglie, Antonella Salamone, 41 anni, e i due figli, Kevin di 17 anni ed Emanuel di appena 5. Presente al momento della richiesta di pena anche il Procuratore capo di Termini Imerese, Angelo Vittorio Cavallo.
I tre imputati erano in aula, seduti tutti lontano, l'uno dall'altro. La coppia nel frattempo si è separata. "La Procura ritiene comprovata la responsabilità dei tre imputati per omicidio plurimo aggravato e distruzione del cadavere", ha detto il pm all'inizio della requisitoria davanti alla Corte d'assise di Palermo, presieduta da Vincenzo Terranova.
La requisitoria del pm: "In quella villetta commesse atrocità"
Al processo si sono costituiti parte civile i familiari di Antonella e dei suoi figli, la madre della donna e il fratello Calogero. Il pm ha ripercorso il momento del ritrovamento dei tre cadaveri, avvenuto nella notte tra il 10 e l'11 febbraio del 2024. La donna e i due figli furono torturati per giorni e poi uccisi.
La donna venne parzialmente carbonizzata e nascosta in un terreno vicino alla villetta. All'arrivo dei Carabinieri, e dello stesso pm, fu trovato sotto una coperta un bambino senza vita, "che definire in condizioni terribile non rende l'idea", ha detto il magistrato.
"Dietro il divano viene invece trovato il corpo dell'altro figlio, con un bavaglio alla bocca e una catena alle gambe – ha raccontato ancora il pm Lanza – Ma non si trovava la moglie di Barreca, Antonella Salamone. Lo stesso Barreca e sua figlia riferiscono che la madre fosse stata bruciata e che il corpo era stato nascosto in un terreno vicino alla villetta".
"Effettivamente si vedeva che c'era stato un incendio, c'erano ancora le braci. Conclusi gli accertamenti preliminari si è passati alla fase successiva. Sembrava che Barreca abbia sterminato la famiglia".
Poi il pm ricorda la figlia di Barreca che è stata giudicata dal Tribunale dei minori e in primo grado è stata condannata a 12 anni e 8 mesi. In appello è stata invece assolta poiché temporaneamente incapace di intendere e di volere. "Ma vorrei ricordare che non è stata assolta per non avere commesso il fatto, bensì per ‘immaturità'. Vorrei che fosse chiaro".
La ragazza oggi vive in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, dove segue un percorso con educatori e specialisti, scandito da test periodici di valutazione del suo stato, fino al ritorno in libertà.
"In quella villetta sono state perpetrate delle sevizie nei confronti delle tre vittime. Sono state commesse delle atrocità. Per scacciare i ‘demoni', come ci ha raccontato la figlia della coppia, veniva preparato il caffè amaro e sia la donna che i ragazzini venivano costretti a berlo", ha raccontato ancora Lanza.
E ha aggiungo: "La madre è stata picchiata con calci, pugni, fino a cagionare la morte che avverrà poi in cucina. Le ossa di Antonella Salamone sono state trovate in condizioni tali da non riuscire neppure a fare la prova del Dna. Sembrava come se fossero stati in un forno crematorio".
Il fratello di Antonella Salamone: "Peggio di un film dell'orrore, meritano tutti l'ergastolo"
"Meritano tutti l'ergastolo. Tutti. A partire da quel mostro di Giovanni Barreca, che ha torturato e ucciso mia sorella e i miei nipotini. E anche quella coppia diabolica merita l'ergastolo. Spero non ci siano sconti di pena per presunte infermità. Devono andare tutti all'inferno. E restarci per sempre. Devono essere condannati al carcere a vita. Quello che hanno fatto è stato peggio di un film dell'orrore…".
Lo ha detto Calogero Salamone, il fratello di Antonella Salamone. L'uomo, che vive nel novarese, è arrivato accompagnato dalla moglie al Tribunale di Palermo, dove si è tenuta la requisitoria del pm, per assistere all'udienza.
"Mia nipote poteva salvare i suoi fratellini e mia sorella – continua a ripetere Salamone – invece non ha fatto nulla. L'hanno trovata con il telefono cellulare in mano, quindi se avesse voluto avrebbe potuto chiedere aiuto, ma non ha fatto nulla…".
"Abbiamo vissuto l'inferno. Non avremmo mai pensato di vedere quelle immagini che abbiamo potuto vedere dal fascicolo", aggiunge. E ringrazia la Procura di Termini Imerese, che ha coordinato l'inchiesta. "Hanno fatto un ottimo lavoro e siamo grati a loro per essere stati così scrupolosi".
Poi ricorda la sorella Antonella: "Era troppo buona, si fidava di tutti. Non si sarebbe mai dovuta fidare di quella coppia diabolica… Lei amava follemente i suoi figli, viveva per loro. E mia nipote non ha fatto niente per salvarla. Tutto questo fa molto male. Spero che il Tribunale emetta una sentenza giusta. Io voglio credere nella giustizia".