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Omicidio Altavilla Milicia a Palermo

“Sicuramente è stata influenzata”, parla la nonna della 17enne fermata dopo la strage di Altavilla Milicia

È visibilmente provata la madre di Antonella Salamone, una delle vittime della strage di Altavilla Milicia, mentre risponde a poche domande dei cronisti. “Quando la incontrerò vedrò cosa dirle”, spiega parlando della nipote accusata insieme al padre del triplice omicidio.
A cura di Luisa Santangelo
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A sinistra Rosalia Licata, a destra la figlia Antonella Salamone
A sinistra Rosalia Licata, a destra la figlia Antonella Salamone
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"Sicuramente" è stata influenzata. Risponde così Rosalia Licata, la mamma di Antonella Salamone (42 anni) e nonna delle due vittime, 15 e 5 anni, della «follia mistica» di Altavilla Milicia, nel Palermitano. La nipote, 17 anni, è stata fermata oggi su disposizione della Procura dei Minori di Palermo. Il gip ha convalidato il fermo. La giovanissima è accusata di omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere in concorso.

Insieme a lei sono indagati il padre, Giovanni Barreca, un disoccupato 53enne in passato lavoratore nel campo dell'edilizia; e una coppia di coniugi palermitani, Sabrina Fina e Massimo Carandente, che avrebbero contribuito al triplice delitto e avrebbero avuto una parte fondamentale nell'«escalation» che ha portato agli assassinii.

Il procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio ha confermato il coinvolgimento della ragazza nelle torture, ai danni di madre e fratelli, poi morti. I fatti sono avvenuti nella villetta dove viveva la famiglia Barreca, in via Granatelli, a monte del Comune di Altavilla. Attaccato al cancello dell'immobile, sotto sequestro su disposizione della magistratura, ci sono due mazzi di fiori e il peluche di un orsetto, lasciato lì proprio da Rosalia Licata. «Sarete sempre nel mio cuore – c'è scritto in un biglietto firmato dalla donna – Vi amerò per tutta la vita». Firmato: «La tua nonna, la tua mamma».

Il biglietto lasciato all'esterno della casa di Altavilla Milicia
Il biglietto lasciato all'esterno della casa di Altavilla Milicia

Adesso, quando è stata appena diffusa la notizia del fermo della nipote, la parte della famiglia Salamone rimasta sul luogo dei fatti, non riesce a rispondere alle domande dei giornalisti. "Non rispettate il dolore della gente", aveva detto il nonno ai cronisti. Poco dopo, è Rosalia Licata a dire poche parole: "Lo potete immaginare come sto", replica, uscendo scortata dai carabinieri dall'albergo dove alloggia con il marito e un altro figlio.

"Quando la incontrerò vedrò cosa dirle", afferma la donna, riferendosi alla nipote 17enne, prima di entrare in auto e allontanarsi. Secondo quanto reso noto dalla magistratura panormita, la ragazza ha fornito un «resoconto agghiacciante, anche in relazione al contributo personale» alle «torture subite dalla madre e dai fratelli, alle loro atroci sofferenze e all'agonia fino alla morte».

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