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Strage di Capaci, revocato il 41bis al boss Antonino Troia

Il boss di capaci condannato per l’attentato al giudice Falcone non sarà più sottoposto al 41 bis, lo hanno deciso i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma nonostante il parere contrario della Dna.
A cura di Antonio Palma
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Strage di Capaci, revocato il 41bis al boss Antonino Troia

Il tribunale di sorveglianza di Roma ha revocato oggi il carcere duro nei confronti del boss mafioso Antonino Troia, condannato con sentenza definitiva all'ergastolo per la strage di Capaci dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Troia, ora 77enne, era considerato all'epoca dei fatti il capomafia di Capaci ed era sotto il regime del 41 bis dal 1993 per scontare oltre all'ergastolo per la strage di Capaci altre quattro condanne al carcere a vita sempre per omicidio. Il boss di Capaci, che faceva parte della Cupola di Cosa nostra che decise l'attentato, partecipò anche attivamente al gruppo che organizzo la strage contro il giudice Falcone dando tutto l'apporto logistico ai killer nel "suo" territorio e nascondendo l'esplosivo usato per la bomba.

Per i giudici Troia non ha più contatti con Cosa Nostra – Nonostante il parere contrario della direzione nazionale antimafia alla revoca del decreto di 41 bis, rinnovato dal Guardasigilli a novembre scorso, i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma hanno ritenuto "privo di adeguata motivazione" il provvedimento di proroga del 41 bis a suo carico. La richiesta è stata respinta infatti in quanto dagli atti allegati "non emerge alcun indizio di attuale sussistenza dell'interesse dell'organizzazione mafiosa a intessere indebiti collegamenti con Troia". Insomma per i giudici del collegio ormai Troia è fuori dai vertici della mafia e non sussistono più i motivi del carcere duro. "Nel corso degli ultimi 19 anni non è mai emerso alcun elemento, giudiziario e non, che possa dirsi sintomatico del perdurante esercizio di riconoscimento del ruolo di vertice di Troia" scrivono i giudici nella sentenza di revoca del carcere duro, ricordando che dopo 19 anni di "rigorosissimo ed afflittivo regime penitenziario" il boss di Capaci "non ha più avuto relazione diretta o indiretta con un'organizzazione che, pur nell'ambito di Cosa nostra, non è noto sei sia localmente attiva".

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