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Sfrattato dal fratello, smonta la casa prima di andarsene: si porta via pure le porte. Condannato per furto

Dopo lo sfratto dall’appartamento acquistato all’asta dal fratello, un 55enne dell’Alta Valsugana ha smontato e portato via porte, lavandini, stufa a pellet e altri elementi dell’abitazione. Ripreso in video, ha patteggiato un anno, due mesi e dieci giorni. Assolta invece la convivente.
immagine di repertorio
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La casa era stata venduta all'asta, lo sfratto era ormai diventato esecutivo e non restava che lasciare l'appartamento. Ma prima di consegnare le chiavi, ha deciso di portarsi via molto più dei mobili: cinque porte interne con i relativi telai, la stufa a pellet, due lavandini, il serramento di accesso al sottotetto e perfino il parapetto della scala. A filmare tutta la scena è stato il fratello, nuovo proprietario dell'immobile, che ha poi presentato denuncia. Una vicenda familiare dai contorni quasi surreali, approdata ieri in Tribunale.

Protagonisti della storia sono due fratelli dell'Alta Valsugana che per anni hanno abitato nella stessa bifamiliare ereditata dal padre. Uno viveva al piano superiore, l'altro al piano inferiore. Una convivenza resa sempre più difficile da continui contrasti, alimentati anche dai rapporti ormai compromessi tra le rispettive compagne. Piccoli dispetti, litigi e tensioni che, con il passare del tempo, hanno scavato un solco sempre più profondo.

A peggiorare la situazione sono arrivati i problemi economici del fratello maggiore, operaio di 55 anni. I debiti accumulati non erano stati saldati e il padre, che aveva garantito con una fideiussione i finanziamenti e risultava ancora proprietario dell'immobile, si è trovato coinvolto nella procedura esecutiva. L'appartamento è così finito all'asta ed è stato acquistato proprio dal fratello minore, libero professionista di 53 anni, che già viveva nell'altra porzione della casa.

Dopo l'acquisto è iniziata la battaglia per ottenere il rilascio dell'abitazione. Lo sfratto è stato eseguito dopo alcuni mesi di resistenza, ma l'epilogo è stato tutt'altro che ordinario.

Il trasloco è iniziato il 23 novembre 2022 e si è concluso un mese più tardi. In quei giorni, però, nei furgoni non sono finiti soltanto mobili e oggetti personali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il fratello maggiore avrebbe smontato e portato via elementi che facevano parte integrante dell'abitazione. Si parla id cinque porte interne con i telai, una stufa a pellet, i lavandini dei bagni, la porta di accesso al sottotetto e il parapetto della scala interna.

Il nuovo proprietario ha assistito alle operazioni senza intervenire, temendo che la situazione potesse degenerare. Piuttosto ha preferito documentare tutto con fotografie e video, nei quali si vedrebbe il fratello mentre carica il materiale sui furgoni. E ha presentato denuncia per furto.

Quando il 23 dicembre 2022 ha potuto rientrare nell'appartamento, la situazione era ben diversa da quella descritta nella perizia redatta prima della vendita all'asta. Le porte erano sparite, i bagni erano privi dei lavandini e lo smontaggio della stufa e di altri elementi aveva provocato danni anche alle pareti. Per rendere nuovamente abitabile l'immobile, il proprietario ha dovuto rivolgersi agli artigiani della zona, sostenendo una spesa di circa 11.500 euro. Alla richiesta di risarcimento erano stati aggiunti altri 5mila euro per il danno morale, per un totale di 16.500 euro.

La vicenda è così arrivata davanti alla giudice Marta Schiavo. L'imputato ha scelto di patteggiare una pena di un anno, due mesi e dieci giorni di reclusione. Dovrà inoltre risarcire il fratello con 4 mila euro, oltre alle spese legali, somma che potrà versare a rate.

Diversa la posizione della convivente dell'uomo, 50enne. Due testimoni, gli operai che avevano materialmente effettuato il trasloco, hanno riferito che la donna non era presente durante quelle operazioni. "In quei giorni non c'era", hanno dichiarato in aula. La giudice ha ritenuto insufficienti gli elementi raccolti dall'accusa e l'ha assolta, nonostante la Procura avesse chiesto una condanna a un anno e nove mesi.

E se sl piano giudiziario la vicenda può dirsi conclusa, più difficile immaginare una ricomposizione dei rapporti tra due fratelli che, dopo anni di convivenza e tensioni, si sono ritrovati uno contro l'altro anche in tribunale.

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