Senza laurea e con la terza media lavora come medico in ospedale: visitati oltre 160 pazienti a Bordighera
Centosessanta pazienti visitati, trattati e dimessi da una donna con la sola licenza media, assunta però come medico grazie a un'autocertificazione falsa. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza di condanna a tre anni di reclusione depositate dal Tribunale di Imperia nei confronti di Enrica Massone, 59enne torinese, al centro di un'inchiesta giudiziaria che ha svelato falle nei sistemi di controllo e reclutamento del personale sanitario.
La vicenda, ricostruita in dettaglio dal Corriere della Sera, risale all'estate del 2023. Secondo quanto accertato dai giudici, la donna era riuscita a infiltrarsi nei reparti dell'ospedale Saint Charles di Bordighera, in provincia di Imperia, rispondendo a un annuncio pubblicato sulla piattaforma di ricerca lavoro Indeed. Attraverso autocertificazioni mendaci, Massone aveva attestato falsamente di essersi laureata in Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di Milano-Bicocca nel 1991 e di aver conseguito la specializzazione in Medicina interna nel 1997, oltre all'iscrizione all'albo dei medici.
Le agenzie esterne incaricate della selezione, la Curamedica e la Igea Salute, avevano così formalizzato l'assunzione per conto della società Gvm, che gestisce il presidio ospedaliero. Tra luglio e settembre del 2023, la donna ha prestato servizio prima nel reparto di Medicina – occupandosi del giro visite, dell'aggiornamento delle cartelle cliniche e della prescrizione di terapie farmacologiche – e successivamente al punto di Primo intervento.
Proprio in quest'ultimo reparto, la finta dottoressa ha gestito in autonomia decine di casi critici. Tra questi, le carte processuali documentano l'intervento su un paziente colto da infarto e arrivato in codice rosso. Nonostante l'assenza totale di competenze medico-scientifiche, la donna ha eseguito accertamenti, somministrato farmaci e disposto il trasferimento d'urgenza in un altro ospedale. Nelle dichiarazioni rese agli inquirenti, riportate nelle motivazioni della sentenza, la stessa imputata ha ammesso di aver pensato inizialmente che il lavoro non fosse più difficile di quello in una casa di riposo, salvo poi prendere coscienza della gravità della situazione con la frase "rischia di morire qualcuno", senza tuttavia interrompere l'attività.
La falsa dottoressa è stata ora condannata in primo grado a tre anni di carcere e a una multa di 15mila euro, con le accuse di truffa, esercizio abusivo della professione e falso ideologico in atto pubblico. La posizione della donna risulta ulteriormente aggravata da un altro procedimento: la cinquantanovenne si trova infatti già detenuta nel carcere di Torino per scontare una condanna definitiva a quattro anni e tre mesi per l'appropriazione indebita delle pensioni di due anziani di cui era amministratrice di sostegno.