14 Novembre 2019
16:28

Rogo Thyssen: manager ancora liberi, Corte europea dei diritti umani contro Italia e Germania

Sul caso del rogo Thyssen in cui morirono sette operai interviene anche la Corte europea dei diritti umani. Su richiesta dei famigliari delle vittime, il Tribunale internazionale di Strasburgo vaglierà se le autorità italiane e quelle tedesche hanno fatto tutto il possibile per arrestare i due manager tedeschi condannati ma ancora in libertà.
A cura di Antonio Palma

Per il devastante rogo Thyssen in cui dodici anni fa morirono sette operai dello stabilimento torinese scende in campo anche la Corte europea dei diritti umani. Il Tribunale internazionale  di Strasburgo infatti ha annunciato di aver appena avviato un procedimento contro Italia e Germania perché affrontino le responsabilità sulla mancata esecuzione della sentenza di condanna dei manager tedeschi della ThyssenKrupp. Nonostante la sentenza di condanna del 2016 emessa dai tribunali italiani contro due manager tedeschi del gruppo industriale dell'acciaio, infatti, i due imputati restano in libertà. A chiedere l'intervento della Corte europea dei diritti umani contro i due Paesi sono stati i parenti delle vittime del rogo e uno dei sopravvissuti ala strage sul lavoro, Antonio Boccuzzi, secondo i quali i due governi avrebbero violato i loro diritti, in particolare quello al rispetto della vita.

La loro richiesta è stata accolta e la Corte europea e da Strasburgo ha inviato sia al governo tedesco sia a quello italiano una richiesta a fornire tutte le informazioni sullo stato di avanzamento del procedimento di esecuzione della sentenza di condanna. “I giudici della Cedu chiedono oggi conto al governo tedesco e a quello italiano dell’incredibile mancata esecuzione della sentenza emessa dai tribunali penali italiani che, nel 2016, hanno condannato rispettivamente a oltre 9 anni Herald Espenhahn e a oltre 6 anni Gerald Priegnitz”, ha spiegato il legale del vittime del rogo Thyssen, l'avvocato  Anton Giulio Lana.

"La Corte europea ora vaglierà se le autorità italiane e quelle tedesche hanno cooperato diligentemente e rapidamente per quanto riguarda la trasmissione di documenti, se sono state adottate misure di carattere politico e diplomatico per trovare una soluzione giuridica al problema dell’esecuzione della sentenza nei confronti dei due manager tedeschi e se l’Italia avrebbe dovuto avviare una procedura di infrazione contro la Germania dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione europea" ha spiegato ancora il legale, aggiungendo: " Più grave la posizione del governo tedesco che dovrà chiare perché non ha eseguito prontamente il mandato d’arresto europeo emesso dalla Procura della Corte d’appello di Torino".

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