Riprendono i voli all’aeroporto di Catania, Assoesercenti denuncia: “Passeggeri abbandonati, emergenza tornerà”

Intervista a Salvo Politino
Presidente Assoesercenti
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All'aeroporto di Catania sono ripresi i voli
Dopo otto giorni di stop per l’eruzione dell’Etna, l’aeroporto di Catania riapre, ma con allerta arancione. Assoesercenti critiche la disorganizzazione nel gestire lo stop: “La responsabilità non è solo delle compagnie aeree”

Sono ufficialmente ripresi i voli all'aeroporto di Catania dopo ben otto giorni di stop dovuto all'eruzione dell'Etna e ai conseguenti rilasci di cenere vulcanica. Le attività dello scalo siciliano sono riprese grazie al nuovo Vona, l'avviso di allerta dell'attività vulcanica che è passato da rosso ad arancione.

Una situazione ancora non ottimale, ma abbastanza sicura per volare. L'annuncio di queste ore rappresenta una boccata d'ossigeno per i tanti passeggeri dello scalo che in questi giorni hanno vissuto gravi disagi tra cancellazioni e prezzi folli per spostarsi verso altri aeroporti. A Fanpage.it il presidente di Assoesercenti, Salvo Politino, denuncia "l'abbandono a cui sono stati lasciati i passeggeri da parte di tutti, non solo dalle compagnie aeree".

Presidente, i voli sono ripresi, l'emergenza dovuta all'eruzione dell'Etna sembra essere rientrata.

Andiamo verso una risoluzione, almeno temporanea, perché i fenomeni eruttivi continueranno. C'è stato un peccato di disorganizzazione. Anche perché non è il primo anno che il vulcano ha questo comportamento. Catania è la porta principale del settore turistico in Sicilia e il suo aeroporto non si può permettere di gestire un'emergenza in queste condizioni. Certo non possiamo addossare le responsabilità alle calamità naturali perché l'Etna c'è e continuerà a esserci.

Allora chi sono i responsabili? La società di gestione dell'aeroporto, la Sac, dice che devono essere le compagnie a informare i loro passeggeri e dare assistenza. 

Quello a cui abbiamo assistito è frutto solo ed esclusivamente di improvvisazione, e questo ha dato spazio anche a forme di sciacallaggio con transfert e noleggi che costavano fino a mille euro. Non ne voglio fare una questione politica, perché non voglio entrare nei meriti della gestione e della governance. Le compagnie hanno le loro responsabilità, ma questo non significa che si possono lasciare migliaia di passeggeri abbandonati allo sbaraglio.

Bisogna garantire la continuità turistica in Sicilia attivando un patto di continuità per la Sicilia, condiviso con tutti gli attori, al momento dell'arrivo degli alert dell'INGV.

Chi sono questi attori?

Compagnie aeree, Sac e Regione, a cui si aggiungono anche le agenzie di viaggio e i tour operator. In maniera tale da non intervenire solo quando il vulcano è già in piena attività. Molto di quello che è successo in termini di disagio ai passeggeri si poteva evitare. L'INGV, grazie al monitoraggio, riesce a prevedere le eruzioni, e quindi si può agire con un po' di anticipo per ricollocare i passeggeri attraverso un sistema di servizi organizzato, così da non lasciare spazio alle speculazioni a cui abbiamo assistito in questi giorni.

Quali sono i numeri del danno al turismo?

La prima proiezione che abbiamo fatto riguardava uno scenario con quattro giorni di chiusura, e in maniera prudenziale abbiamo ipotizzato perdite dai 11,4 milioni di euro fino a 24 milioni. La prossima settimana ripresenteremo dati ancora più precisi e probabilmente saranno peggiori.

Chi paga questi danni?

Tutti. Turisti e operatori. Quando si prenota si dà un acconto fino al 50%, e nel momento in cui viene cancellato il volo il cittadino non usufruisce più dell'albergo e degli altri servizi connessi. Il consumatore quindi perde l'anticpo, ma il settore ricettivo perde l'altro 50%. C'è poi il danno più grave: quello di immagine della Sicilia, e di Catania.

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