“Da mesi l’Etna dava segnali di questa fase eruttiva, continuerà”: parla il direttore dipartimento Vulcani INGV
Da ormai più di una settimana l'attività eruttiva dell'Etna sta causando gravi disagi all'aeroporto di Catania. Partenze e arrivi vengono sospesi e limitati ormai da sei giorni a causa soprattutto della cenere che impedisce la visuale, e questa mattina anche le operazioni da e per lo scalo di Comiso sono state sospese per alcune ore a causa della cenere vulcanica. Per fare chiarezza sull'eruzione in corso e sui tempi di una possibile stabilizzazione delle attività degli aeroporti, Fanpage.it ha contattato Stefano Branca, direttore del dipartimento Vulcani dell'INGV.
Direttore, cosa sta succedendo all'Etna?
Purtroppo non c'è niente di nuovo. È da circa 20 anni che l'Etna fa questa attività e quando cade la cenere l'aeroporto deve essere chiuso, è inevitabile. È uno degli aspetti di trovarsi in un'area vulcanica, con uno dei vulcani più attivi al mondo.
In questi giorni si è aperta una nuova bocca eruttiva.
Sì, più di una, si sono aperte ieri [11 agosto 2026 n.d.r.]. Anche questo è un fenomeno tipico dell'Etna. Erutta quasi di continuo e in alcuni casi arriva a creare nuove bocche. Già un paio di anni fa si erano aperte diverse bocche nella Valle del Bove che è una zona desertica, un bacino di raccolta delle lave. È la caratteristica di queste eruzioni che fortunatamente appartengono ai Crateri Sommitali, si tratta quindi piccole eruzioni. Tutto rimane confinato in zone desertiche dove non c'è niente, neanche la vegetazione.
Attualmente state monitorando l'andamento delle eruzioni?
Sì, lo monitoriamo da circa 40 anni, l'Etna è uno dei vulcani più studiati e meglio monitorati al mondo.
Vi eravate accorti di quello che stava succedendo, quindi?
Già a giugno c'erano tutte le indicazioni che si stava entrando in una nuova fase eruttiva, che poi è quello che è avvenuto, tanto che il livello di allerta della Protezione civile allora venne portato a giallo, proprio in base ai dati del monitoraggio. Riusciamo a intuire il comportamento del vulcano, anche considerando la grande esperienza maturata, quindi ci sono tantissimi dati.
È sulla base di questi che preparate i VONA, i Volcano Observatory Notices for Aviation?
Sì, abbiamo un accordo con l'Enav: mandiamo gli avvisi quando il vulcano emette cenere, loro poi li utilizzano per fare le loro valutazioni riguardo le chiusure dei settori di volo e dell'aeroporto. Noi semplicemente informiamo se c'è cenere o no in atmosfera.
Pur essendo uno dei vulcani più attivi al mondo, non sempre causa tutti questi problemi all'aeroporto.
Guardando le statistiche dall'Enav, invece, vediamo che li causa da tempo. L'aeroporto di Catania nel 2002 è stato chiuso quasi per un mese e mezzo, anche se non in maniera continua, perché c'è stata un'eruzione veramente importante. Sono problematiche che registriamo dagli inizi degli anni Duemila. Nel 2021, ad esempio, è accaduto molto più spesso di quanto faccia oggi, perché ci sono stati quasi 60 episodi eruttivi che hanno causato la chiusura dell'aeroporto, quindi è assolutamente la norma, purtroppo.
Quindi, quando l'aeroporto tornerà ad avere una funzionalità stabile?
Non c'è soluzione, perché quando un vulcano erutta cade la cenere, è un fenomeno naturale. Non si può bloccare la pioggia, lo stesso avviene per le eruzioni. Questo vale dal punto di vista scientifico, poi ci sono le questioni gestionali dell'aeroporto, ma rientrano in un altro tipo di competenza.
Che tipo di vulcano è l'Etna?
Ogni vulcano ha poi caratteristiche peculiari. L'Etna rientra tra quelli di natura basaltica, e come stile eruttivo è analogo ai vulcani dell'isola Hawaii, al Kilauea, che fanno eruzioni molto frequenti, con colate laviche e fontane di lava.
Recentemente in Italia si è parlato molto anche di un altro vulcano, quello dei Campi Flegrei, che invece ha un'attività totalmente diversa.
I vulcani della Campania sono un'altra storia, e per questo sono molto più pericolosi. L'Etna erutta sempre, quindi scarica l'energia senza accumularla. I vulcani campani invece non lo fanno, o lo fanno in determinati periodi, e nel resto del tempo accumulano energia che deve essere poi scaricata. È come tenere sul fuoco una pentola con l'acqua: se il vapore ha la possibilità di uscire costantemente non succede niente, ma se il coperchio viene sigillato, prima o poi salterà. E se questo avviene in una zona densamente abitata come quella campana, fra Vesuvio e Campi Flegrei, è chiaro che i pericoli aumentano.
Le eruzioni dell'Etna invece non possono essere pericolose per la popolazione?
No, non ci sono pericoli per chi vive lì, ma chiaramente ci sono problemi per chi prende i voli dall'aeroporto di Catania. Però non c'è altro da fare: è un fenomeno naturale, e non lo possiamo controllare.