Ragusa: bracciante tunisino va a fare pipì, il caporale gli frattura una mano
Un bracciante agricolo di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, è stato picchiato dal caposquadra per aver osato allontanarsi qualche minuto per fare pipì. L'uomo lo ha preso a bastonate mentre il lavoratore, di origini tunisine, si era appartato poco lontano per pochi istanti, abbandonando per un attimo la raccolta delle melanzane in un podere agricolo. Al malcapitato è stata diagnosticata la frattura del metacarpo della mano destra. Sia lui che il caposquadra sono stati denunciati: il primo perché aveva minacciato di colpire con un paio di forbici l'uomo, il secondo per lesioni gravi.
E' di pochi giorni fa un'altra gravissima notizia riguardante lo sfruttamento dei lavoratori migranti. Un dossier diramato dalla onlus InMigrazione ha infatti rivelato che centinaia di indiani sikh nell'Agropontino (provincia di Latina) sono costretti quotidianamente a ingurgitare capsule di oppio e antidolorifici per poter sopportare le estenuanti giornate di lavoro. Uno di loro ha raccontato: “Per la raccolta delle zucchine stiamo piegati tutto il giorno in ginocchio: troppo lavoro, troppo dolore alle mani. Prendiamo una piccola sostanza per non sentire dolore”. InMigrazione spiega: "Un esercito silenzioso di uomini piegati nei campi a lavorare a volte tutti i giorni senza pause. Raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 12 ore al giorno filate sotto il sole, chiamano “padrone” il datore di lavoro, subiscono vessazioni e violenze di ogni tipo. Quattro euro l’ora nel migliore dei casi, con pagamenti che ritardano mesi, e a volte mai erogati, violenze e percosse, incidenti sul lavoro mai denunciati e “allontanamenti” facili per chi tenta di reagire”.