Uniti da ormai quattro anni, Alice e Dario sono una coppia LGBTQ: ragazza cisgender etero lei, ragazzo transgender etero lui. Sin dal primo momento, il loro amore è stato pesantemente segnato dall'ostilità di molti amici e colleghi e dagli stigmi di una società che pretende di definire cosa sia "normale" e cosa no in materia di sentimenti. A dispetto dei vari tentativi di dividerli e malgrado il rifiuto da parte della famiglia di Alice di conoscere Dario, i due sono rimasti insieme: "contro tutto e contro tutti", è diventato il loro motto, che non nasconde un velo di amarezza. Perché, in Italia, innamorarsi di un ragazzo (o di una ragazza) trans nella maggior parte dei casi comporta intromissioni nella propria sfera privata: da domande inopportune a veri e propri episodi di discriminazione. "Mi sento spesso chiedere ‘Sei pazza?', ‘Che problemi hai?' ‘Ma sei lesbica?', anche da persone appena conosciute. Non credo che se fossi fidanzata con un ragazzo cisgender si permetterebbero di farmi le stesse domande", denuncia Alice.

Ma cos'è "normale"?

La storia d'amore tra Dario e Alice inizia sul lavoro, nel 2016. "Al tempo io avevo appena iniziato il mio percorso di transizione – racconta Dario – e, onestamente, non avrei mai pensato che una ragazza come Alice potesse interessarsi a me". E' stato tuttavia proprio il percorso di transizione a fornire a Dario la sicurezza in se stesso necessaria per approcciarsi ad Alice. "Non è iniziata come una storia seria, entrambi venivamo da situazioni abbastanza pesanti… Abbiamo iniziato a uscire insieme in modo abbastanza casuale, ma alla fine ci siamo innamorati". Una relazione, quindi, che inizia come tante: senza che nemmeno te ne accorgi, finché ti ci ritrovi dentro con tutt'e due le scarpe. A quel punto, sono iniziate le varie campagne per dividerli da parte di ex fidanzati, amici, colleghi e parenti, per i quali era inaccettabile che "una ragazza come Alice" stesse "con un ragazzo come Dario". Il che, inevitabilmente, ha sottratto ad un amore giovane molta della sua naturale spensieratezza.

"Mi chiedono se sono lesbica, dettagli sulla mia vita sessuale con Dario, si permettono di giudicarci non normali", denuncia Alice. "Quello che mi fa più soffrire, però, è il fatto che la mia famiglia si rifiuti di conoscere Dario solo perché è un ragazzo transgender". Nel corso degli anni Alice, che è molto legata ai suoi genitori, ha tentato a più riprese di organizzare un incontro con il fidanzato, ma loro non ne hanno mai voluto sapere. La 25enne è convinta che – se solo accettassero di vederlo e parlarci – si renderebbero conto che Dario è anzitutto una persona: un ragazzo in carne ed ossa, con i suoi pregi ed i suoi difetti, che merita come tutti gli altri di essere valutato per le sue qualità umane e non sulla base del suo orientamento di genere. "Quando sei una persona T, spesso ti ritrovi davanti persone che non ti considerano come un individuo, ma solo sulla base della tua sessualità" denuncia Dario. Tutto, inevitabilmente, si riduce a quello. Ma che cos'è la normalità – e chi lo decide – in fatto di amore?

Quanto agli amici di Alice e Dario, non sono molti quelli che si smarcano dagli stereotipi di genere accettando Alice e Dario come due esseri umani liberi di amarsi e di scegliersi. La maggior parte dell'entourage della coppia, ricade o nella discriminazione o nella curiosità morbosa circa gli aspetti prettamente sessuali della loro vita di coppia. "Sono convinta che se stessi con un ragazzo cisgender eterosessuale, nessuno si permetterebbe di farmi domande così intime su come vivo la mia sessualità", insiste Alice. "Comunque – conclude – ho capito che quello che mi rende felice oggi è stare con Dario, al di là di quello che pensano gli altri. Continuerò a vivere la mia storia d'amore anche senza l'approvazione della mia famiglia, ma spero che un giorno possano almeno accettare di conoscerlo".

Discriminazione contro le persone trans in Italia: dati

Lo scorso 20 novembre è ricorso il Tdor (Transgender Day of Remembrance), istituito nel 1999 per commemorare le persone vittime dell'odio transfobico in più di 20 Paesi. Secondo l’indice del Trans Murder Monitoring, il nostro Paese è al primo posto al pari solo della Turchia in questa triste classifica. Stando alle ultime stime, le persone con incongruenza di genere nel nostro Paese sono circa 400 mila (pari a circa lo 0.6% della popolazione). Per la maggior parte di loro la vita è spesso resa un inferno non solo da più o meno gravi episodi di discriminazione quotidiana, ma anche dal mancato accesso al mondo del lavoro (questo è vero soprattutto per le donne transgender, immediatamente identificate come prostitute) e al Sistema Sanitario Nazionale. "Un enorme problema di cui non si parla abbastanza è l'impreparazione di una grossa fetta del personale medico italiano al trattamento delle persone T" denuncia Dario, che oltre ad essere fotografo e videomaker è anche attivista LGBTQ all'interno del Gruppo Trans APS con sede a Bologna. "Le cure mediche dovrebbero essere garantite a tutti i cittadini. Invece, capita troppo spesso di trovarsi di fronte a specialisti che non sanno come visitarci e come prendersi cura dei nostri corpi plurali e non conformi. Ciò comporta episodi di discriminazione sul lettino dell'ospedale, ma anche gravi rischi per la nostra salute".

Nel mese di novembre 2020 è passato alla Camera il ddl Zan, che propone modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. Si tratta di un primo passo – necessario ma non sufficiente – verso il raggiungimento di una maggiore equità dei diritti delle persone transgender. "Le leggi a tutela delle persone LGBTQ sono indispensabili, ma tutto sarà inutile senza un cambiamento culturale che parta dal basso. In questo, noi giovani possiamo fare tanto", concludono insieme Dario e Alice.