1 Dicembre 2022
10:04

Prometteva di arricchirsi con i like: così lo schema Ponzi su Tik Tok ha truffato migliaia di persone

Per oltre quattro mesi, a partire dall’11 luglio 2022, Bk Isf si è presentata al pubblico come una società attiva dal 2018 e a cui gli influencer si rivolgevano per acquistare i like. In realtà ha raggirato i propri utenti convincendoli a farsi trasferire circa 7,5 milioni di euro in criptovalute per poi sparire nel nulla.
A cura di Backstair

Proponevano un metodo semplice per guadagnare online senza lavorare, ma in realtà stavano raggirando i propri utenti convincendoli a farsi trasferire circa 7,5 milioni di euro in criptovalute. È la truffa portata avanti dal portale Bk Isf che, sfruttando le piattaforme social più diffuse, ha convinto migliaia di persone che si sarebbero potute arricchire senza sforzi, mettendo qualche like sui social ogni giorno.

Per oltre quattro mesi, a partire dall’11 luglio 2022, Bk Isf si è presentata al pubblico come una società attiva dal 2018 e a cui gli influencer si rivolgevano per acquistare i like per rendere i propri contenuti più popolari sui social. Per far crescere il numero di interazioni ai video e ai post, la piattaforma offriva a chi avesse voluto prendere parte a questo sistema ricompense crescenti da 270 a 20mila euro al mese. In realtà, però, gli unici a elargire notevoli somme di denaro erano proprio gli utenti stessi, ignari di essere vittime di uno schema Ponzi.

Al momento della registrazione, dopo aver fornito il proprio numero di telefono, l’utente accedeva a un’interfaccia che incoraggiava a svolgere dei “compiti” che consistevano nel mettere like al contenuto che Bk stessa suggeriva. L’utente avrebbe poi dovuto certificare con uno screenshot l’avvenuta interazione e allegare sulla piattaforma la prova del compito eseguito. Solo dopo aver seguito questi passaggi all’utente sarebbe stata riconosciuta una ricompensa in denaro.

Un prospetto dei guadagni promessi dalla piattaforma
Un prospetto dei guadagni promessi dalla piattaforma

Per poter riscattare i soldi promessi dalla piattaforma, però, era necessario pagare. Infatti, chi apparteneva al livello Vip 0, quello d’ingresso e gratuito, avrebbe potuto riscattare i guadagni promessi solo dopo aver raggiunto il livello Vip 1, conseguibile solo trasferendo 300 euro in criptovalute sul conto di Bk. Il ricorso alle crypto era giustificato dalla piattaforma con la sua attività in tutto il mondo, per azzerare le commissioni bancarie e rendere immediate le transazioni.

Per accedere ai livelli più elevati era necessario pagare cifre crescenti dagli 800 ai 12 mila euro, che avrebbero dato diritto a più compiti da svolgere e a ricompense più alte, che secondo la piattaforma sarebbero potute arrivare a oltre 200mila euro all’anno. “Loro inizialmente ti pagavano, ovviamente per far credere che funzionava – racconta a Fanpage.it Caterina (nome di fantasia), utente di Bk per oltre due mesi – Così, vedendo il tuo primo guadagno sei incoraggiato a dirlo ad altre persone.”

Intanto, però, come si può evincere da una lettura complessiva delle transazioni sul wallet di Bk, più persone aderivano alla piattaforma più gli utenti avevano la sensazione che il sistema funzionasse. Infatti, dei 7,5 milioni di euro raccolti, Bk nel corso dei mesi ne redistribuisce 4 milioni, per incentivare sempre più persone a prendere parte allo schema. “Era tutto tramite invito, ovviamente – continua Caterina – Perché loro ci dicevano che più gente portavi più guadagnavi. Poi facevano anche altre promozioni. Del tipo che se le persone che avevi invitato salivano di livello, ti ricompensavano."

Come appariva il modulo dei
Come appariva il modulo dei "compiti" sulla piattaforma

È solo con il passare dei mesi, nelle ultime settimane, che il sistema messo in piedi da Bk inizia a sgretolarsi: “Che qualcosa non andava ce ne siamo resi conto quando abbiamo visto che ai Vip3 e ai Vip4 un like veniva pagato 4 o 7 euro. E noi ci siamo chiesti: “Ma quale influencer ha tutti questi soldi per pagare un solo like?” Questi video e questi post erano in realtà dei post che erano già molto popolari, avevano già diverse centinaia di migliaia o milioni di like. Una volta mi è capitato un video di Rihanna e lì ho capito tutto”. Oltre a contenuti già popolari, agli utenti era richiesto di interagire con video del tutto anonimi e che sembravano scelti senza un criterio chiaro.

Chi faceva parte di Bk era poi seguito nel suo percorso da un gruppo di otto amministratori, che gestivano i canali di Whatsapp e Telegram relativi alla piattaforma. Questi account, riconducibili a delle utenze telefoniche con prefissi britannici e tedeschi, avevano in molti casi delle foto profilo false, rubate a modelle o influencer. “Se facevi troppe domande i manager ti minacciavano – insiste Caterina – ci dicevano in maniera aggressiva: “Allora non lavorerai più con noi, sarai licenziato.”

Il messaggio inoltrato dagli amministratori di Bk con cui scaricano la responsabilità su altre vittime italiane
Il messaggio inoltrato dagli amministratori di Bk con cui scaricano la responsabilità su altre vittime italiane

Quando i pagamenti sono diventati sempre più rari e difficili da ottenere, e dopo che la piattaforma è stata posta offline per diverse ore una prima volta, questo gruppo di admin ha scaricato la responsabilità su un gruppo di utenti italiani, anche loro vittime del raggiro. “Chiedo l’anonimato perché le persone che si sono accorte che era una truffa e lo hanno detto a tutti sono state rese amministratori dei gruppi per far ricadere la colpa su di loro, sostenendo che tutti dovevano chiedere a loro i propri soldi – spiega ancora Caterina – Ma in realtà queste persone altro non erano che povera gente che si era solo accorta della truffa.” “Ho ricevuto chiamate e messaggi a lavoro, gli altri utenti mi hanno minacciata, mi sono sentita male – conferma a Fanpage.it Annalisa (nome di fantasia), tirata in ballo dagli amministratori senza una ragione.

La piattaforma, offline dal 26 di novembre, e che nel frattempo ha svuotato tutti i propri conti, è stata frequentata da migliaia di persone provenienti da Italia, Austria, Francia e Spagna, e che ora si stanno riunendo per provare a riottenere i soldi che gli sono stati truffati. Così è nato un gruppo Telegram in cui gli utenti condividono ogni elemento utile a risalire ai propri truffatori, che restano senza nome e senza volto, con alle spalle un’azienda fantasma senza sede fisica o fiscale, ma che comunque in soli quattro mesi, da luglio a novembre, è riuscita a raggirare la fiducia di migliaia di persone e a frodare una somma complessiva di 3,5 milioni di euro.

“All'inizio sembrava credibile perché ti pagavano poco – conclude Caterina – Ormai con tutte queste nuove possibilità di lavoro online, soprattutto per i tempi che corrono, pensi che ti possano aiutare a pagare le bollette. C’è gente che ha perso 10 mila euro, famiglie intere che avevano pensato di trovare la soluzione a tutti questi rincari e invece si sono ritrovate migliaia di euro andati in fumo.”

a cura di Luigi Scarano

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