6 anni e sei mesi di condanna per la 32enne di Prato accusata di violenza sessuale su minore e violenza sessuale per induzione per aver intrattenuto una relazione con un ragazzino (oggi sedicenne, 13 anni all'epoca dei fatti)  da cui ha avuto un figlio nell'agosto del 2018. Questa la decisione del Tribunale locale che ha condannato anche il marito (suo coetaneo): un anno e 5 mesi con l'accusa di alterazione di stato civile per aver riconosciuto il bambino pur sapendo che non era suo, secondo l'impostazione della Procura.

La difesa, sostenuta dagli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri, aveva chiesto l’assoluzione della donna sostenendo che non solo la relazione sessuale fosse consenziente, ma era stata consumata quando il ragazzino, al quale impartiva lezioni di inglese, aveva già compiuto 14 anni e dunque era già per la legge personalità giuridica. Ma l'allievo in una testimonianza l’aveva smentita dicendo che i primi rapporti erano iniziati quando ancora aveva 13 anni. Dichiarazioni però che i legali della donna hanno sempre giudicate contraddittorie e prive di riscontri oggettivi.

In aula, oltre agli imputati era presente anche la madre del sedicenne, che si è costituita parte civile insieme al marito. Proprio la donna era stata la prima ad accorgersi del rapporto morboso tra il figlio e quella donna molto più grande di lui. Nel marzo del 2019 aveva deciso di presentare denuncia e da quel momento erano cominciate le indagini, nel corso delle quali aveva disposto subito l'esame del dna sul neonato che ha stabilito la paternità del bambino nato nell'agosto del 2018. La donna era stata messa ai domiciliari a fine marzo dove è rimasta fino al febbraio scorso.