Era il 10 novembre del 2017 quando Tiziano Celoni, paracadutista di 27 anni che si trovava al Capar di Pisa per un corso di addestramento, venne trovato nella sua branda agonizzante dopo essere rientrato, alcune ore prima, ubriaco e drogato in caserma. A notare le sue condizioni furono fin da subito i suoi commilitoni, che lo trascinarono a letto, nella camerata, senza attivarsi nel chiedere aiuto. Ebbene, tre di loro il prossimo 20 febbraio finiranno davanti ai giudici del Tribunale di Pisa con l'accusa di omissione di soccorso con l’aggravante della morte della persona a cui non venne prestata assistenza: si tratta di Fabio Tirrito, Augusto Simeoni e Alessio Fracassi.

Il processo dovrà stabilire se i tre abbiano avuto qualche responsabilità nel decesso del 27ennne. Le prime risposte sulle cause della morte furono date dall’autopsia: secondo i risultati, il giovane aveva ingerito alcol e cocaina, un mix che lo avrebbe reso incosciente. Secondo l’accusa, tuttavia, se fosse stato soccorso si sarebbe potuto salvare. Stando a quanto è stato ricostruito, anche grazie alla visione di alcuni video, il giovane avrebbe trascorso la notte in un’automobile fuori dalla caserma con Tirrito che, a un certo punto – e saremmo così già arrivati al mattino – sarebbe andato a chiamare Fracassi e Simeoni che lo avrebbero poi portato dentro la caserma lasciandolo sulla branda.

Intorno alle 13 e 30 del 10 novembre Fracassi nota che Celoni è molto grave. A quel punto contatta Tirrito e il 118. Il medico dell’ambulanza fa il possibile, ma non c’è niente da fare. Il processo dovrà stabilire cosa sia successo tra le 8 del mattino e l'ora del decesso e se la morte del 27enne avrebbe potuto essere evitata. Il 20 febbraio si terrà la prima udienza, nella quale si costituiranno le parti civili e sarà fatta la calendarizzazione per le prossime tappe del procedimento durante le quali saranno sentiti i consulenti tecnici ed eventuali testimoni.