Sono stati arrestati dalla Guardia Costiera al termine delle indagini svolte dalla Procura di Palermo su naufragio del peschereccio Nuova Iside, costato la vita a tre persone, l'armatore, il comandante e il terzo ufficiale di coperta della motonave Vulcanello. Le accuse per il comandante Gioacchino Costaiola e il terzo ufficiale di coperta Giuseppe Caratozzolo sono di naufragio e omicidio colposo mentre nei confronti di Raffale Bruno, l'armatore, che si trovai agli arresti domiciliari, l'accusa è di frode processuale e favoreggiamento personale.

A bordo del "Nuova Iside" vi erano tre pescatori appartenenti alla stessa famiglia: Matteo Lo Iacono, il figlio Vito, di 26 anni, e il cugino Giuseppe, di qualche anno più grande. Era il 12 maggio dello scorso anno quando il peschereccio scomparve a nord di San Vito Lo Capo. I corpi dei tre pescatori furono trovati dai mezzi della Marina Militari che individuò due membri dell'equipaggio dopo alcuni giorni mentre, così come il relitto della nave stessa. Mentre il corpo del terzo pescatore fu rinvenuto oltre un mese dopo il naufragio sulla spiaggia di Gioia Tauro, in Calabria.

Secondo quanto emerso dalle lunghe indagini la motonave Vulcanello sarebbe responsabile del naufragio della "Nuova Iside": gli investigatori della Guardia Costiera hanno infatti eseguito una serie di perquisizioni nella sede della società armatrice della Vulcanello che hanno consentito di accertare che lo scafo della nave era stato ripitturato dopo la collisione con il peschereccio. "Sentivamo che quella notte era successo qualcosa di strano e tremendo. I nostri congiunti erano esperti uomini di mare e non si sarebbero mai messi in pericolo – il commento dei famigliari tre marinai morti – quanto successo in queste ore ci dà la conferma di quello che già sapevamo. Adesso confidiamo nel lavoro della magistratura perché noi vogliamo piena giustizia. I nostri cari non terneranno più ma chi ha sbagliato è giusto che paghi”.