La Oma spa (Officina metalmeccanica Angelucci) è stata dichiarata fallita dal tribunale di Pescara. L’azienda metalmeccanica, che in Abruzzo ha due stabilimenti a Tocco e Castiglione da Casauria e un centro manutenzione a Bussi lascia a casa 330 lavoratori. A renderlo noto sono stati ieri sera i sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl con una nota nella quale hanno ripercorso tutte le fasi della vertenza, dicendosi molto preoccupati e delineando un quadro disastroso per le sorti della società. “Lo scorso 22 ottobre 2019, attraverso sentenza del Tribunale di Pescara, è stato dichiarato il fallimento della OMA Spa, il giorno 28 ottobre 2019 la sentenza è stata depositata e il Curatore Dott. Costantini ha accettato l'incarico conferitogli. – scrivono i sindacati di categoria – Nei mesi scorsi la OMA aveva presentato richiesta di concordato preventivo, successivamente la stessa azienda non ha depositato il piano concordatario entro i termini previsti e nei fatti si è arrivati al fallimento".

I sindacati hanno poi aggiunto: "Tutti ci aspettavamo che il Tribunale concedesse l'esercizio provvisorio a fronte del fatto che l ‘azienda in questo momento ha le commesse per proseguire e oltre a questo dato non trascurabile, sono anche giunte tre manifestazioni d'interesse per possibile affitto di ramo d'azienda con il fine dell'acquisto. Da oggi – continuano i sindacati – è stata dichiarata dal Curatore fallimentare la sospensione di tutte le attività lavorative, non sarà consentito a nessun dipendente l'ingresso in azienda. Da oggi i le Officine di Bussi saranno senza manutenzione, e il committente, ‘Nuovo Pignone', a causa del blocco delle attività di tutti gli stabilimenti, sia essi Abruzzesi che Toscani, non riceverà più materiali e servizi. Il Curatore ci ha informato che da oggi inizieranno interlocuzioni con i clienti della OMA e che ha bisogno di un periodo che può arrivare addirittura a 20-30 giorni per analizzare la situazione e costruire un percorso che possa garantire il continuo delle attività della OMA e della conservazione dei posti di lavoro. La realtà più concreta, sentendo anche le OOSS degli altri territori purtroppo sarà un'altra – dicono Fiom Cigil e Fim Cisl – le Officine di Bussi non potranno permettersi di concedere nessuna sospensione, il Nuovo Pignone non aspetterà questo lunghissimo periodo e le conseguenze saranno la perdita delle commesse che passeranno ad altri fornitori, la perdita delle manutenzioni, la fuga delle professionalità che sono già corteggiate da altre aziende, la richiesta di forti penali alla OMA per il mancato rispetto degli impegni presi".