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Intesta casa alla figlia, lei la vende e lo sfratta: padre le fa causa per ingratitudine ma il tribunale gli dà torto

La decisione del Tribunale civile di Ravenna su una lite tra padre e figlia dopo che quest’ultima aveva deciso di sfrattare il genitore dalla casa che lui aveva comprato dieci anni fa per metterla in vendita.
A cura di Antonio Palma
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Sfrattato dalla figlia a cui aveva intestato l'abitazione comprata coi propri soldi, un uomo aveva intentato una causa contro la donna per chiedere la revoca della donazione per ingratitudine ma il giudice gli ha dato torto respingendo la sua richiesta. È accaduto a Ravenna dove, dopo una lunga vicenda giudiziaria, il tribunale civile ha concluso il procedimento con una sentenza sfavorevole al padre.

La diatriba tra padre e figlia andava avanti da anni e aveva come elemento principale la donazione della casa comprata dall'uomo nel 2011 per 128mila euro in un comune della provincia e intestata alla figlia. Nella stessa casa l'uomo ha abitato per i successivi dieci anni fino a quando la donna nel 2022 ha comunicato al genitore, rimasto vedovo, l'intenzione di vendere l'immobile. A questo punto tra padre e figlia sono iniziati i primi contrasti culminati poi un anno dopo con lo sfratto forzato dell'uomo da parte della donna sotto la minaccia di far intervenire i Carabinieri.

Un affronto, secondo l'uomo, che lo ha spinto a trascinare in tribunale la figlia con l'intenzione di revocarle a posteriori quella donazione indiretta per ingratitudine, come prevede il codice civile italiano. Secondo il racconto del pensionato, lo sfratto forzato accompagnato da tensioni e dalla presunta minaccia di chiamare i carabinieri, rappresentava un’ingiuria grave, tale da giustificare la richiesta di revoca.

Una versione però rigettata dalla tribunale civile di Ravenna che ha respinto completamente la richiesta giudicando insussistente l'ipotesi di ingratitudine avanzata dall'uomo. Alla base della decisione del giudice il comportamento della figlia prima dello scontro e della definitiva rottura dei rapporti tra i due. La donna infatti aveva informato il genitore della sua decisione di vendere la casa con un largo anticipo di un anno e inoltre si era prodigata per trovare anche una soluzione abitativa alternativa prima che il padre si impuntasse accendendo lo scontro.

Nella sentenza emessa nei giorni scorsi è riportata anche dal Corriere della Sera, il giudice scrive che "nel comportamento tenuto dalla figlia in relazione a tali episodi, per quanto non esente da censure, non può ravvisarsi quella perversa animosità suscitante ripugnanza nella coscienza sociale che caratterizza l’ingiuria grave che avrebbe potuto portare alla revoca della donazione indiretta, secondo l’orientamento giurisprudenziale, trattandosi di condotte da inquadrare nell’ambito di un conflitto instauratosi tra padre e figlia".

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