“Per lo Stato mi è ricresciuta una gamba”: il paradosso di due vittime del talidomide senza vitalizio
Sono passati circa 20 anni dall’introduzione della norma che prevede un vitalizio per le vittime della talidomide ma due di loro stanno ancora lottando per ottenerlo. La talidomide è una medicina che è stata usata in passato anche dalle donne in gravidanza e ha creato gravi malformazioni in alcuni bambini. Maria De Rosa e Vincenzina Malcotti purtroppo fanno parte di questa triste casistica: la prima è nata senza entrambi gli arti inferiori, l’altra senza quello sinistro. Ad entrambe, in prima istanza, una commissione medica ha riconosciuto il nesso causale tra il farmaco e la loro condizione fisica ma, in seguito, il ministero della Sanità ha chiesto di riesaminare il verbale e il giudizio è stato ribaltato, senza però effettuare una nuova valutazione medica su entrambe le donne. Un dietrofront che per Maria De Rosa è stato anche caratterizzato da un aspetto paradossale, per usare un eufemismo.
“Per la Commissione medica mi è ricresciuta una gamba”
“Nel primo verbale mi mancavano due gambe, nel secondo, senza che nessuno mi avesse neppure rivisitata, me ne mancava una sola”, sottolinea Maria, con una punta d’ironia, mostrando il referto della Commissione medica, del Dipartimento militare di medicina legale di Padova, che certifica il "miracolo" ribaltando il referto precedente che aveva riconosciuto il nesso causale tra la sua malformazione fisica e il farmaco.
Nelle conclusioni è scritto nero su bianco che “l’ectromelia”, la malformazione congenita presente dalla nascita, “non può essere inquadrata, morfologicamente, come embriopatia talidomidica in quanto monolaterale”. Un referto illogico che paragonato a quello di Vincenzina diventa kafkiano. Si perché l’altra donna è priva soltanto di un arto, quindi in teoria, secondo la logica del referto relativo a Maria, la condizione di Vincenzina “in quanto monolaterale” non potrebbe essere “inquadrata come embriopatia talidomidica”. Ma la sua malformazione viene in entrambi i casi, in prima e seconda istanza, ritenuta compatibile, ma nel secondo verbale viene negato l'indennizzo perché non ha la documentazione sanitaria, dopo 50 anni, e non perché priva di una sola gamba come, incredibilmente, la commissione medica sostiene per Maria che invece, purtroppo, è priva di entrambi gli arti inferiori.
Una contraddizione al cubo quindi che appare grottesca ascoltando Vincenzina. “Tra gli elementi utilizzati contro il riconoscimento del vitalizio – spiega – è stata richiamata anche la mancanza della documentazione relativa alla gravidanza di mia mamma e all'eventuale assunzione della talidomide. Ma io sono stata abbandonata alla nascita e adottata soltanto all'età di sei anni”.
Peraltro, visto che si parla di fatti risalenti a 50 anni fa, lo stesso decreto del ministero della Salute che regolamenta i criteri di riconoscimento del nesso causale col farmaco sottolinea che “l’omesso reperimento della documentazione sanitaria non è in ogni caso condizione preclusiva dell'accertamento sanitario”.
Anche la data di nascita di entrambe non può giustificare il ribaltamento del giudizio. “Siamo nate ambedue nel 1972 – prosegue Maria – e il farmaco ufficialmente è stato ritirato nel 1962 ma il provvedimento riguardava le specialità medicinali autorizzate e non conteneva, nella sua formulazione, un divieto generale riferito al principio attivo in quanto tale. Tant’è che la legge ha esteso il diritto al vitalizio anche ai nati al di fuori del periodo 1959-1965 e il nesso causale tra malformazioni e talidomide è stato riconosciuto anche a una persona nata nel 1973 e addirittura a una del 1975. Nel mio caso specifico mia mamma, durante la gravidanza, ha probabilmente preso una medicina contro la nausea contenente principi attivi del farmaco. Entrambe comunque abbiamo malformazioni riconducibili esclusivamente alla talidomide, su questo non ci piove, infatti in prima istanza la commissione medica che ha esaminato il nostro caso ha riconosciuto il nesso causale tra le nostre malformazioni e il farmaco. Tra l’altro, per escludere che la mia condizione fisica fosse riconducibile ad altre cause, mi sono sottoposta anche ad esami genetici vari, tutti con esiti negativi. Anche per questo motivo ho presentato un ricorso sulla vicenda tutt’ora pendente in Cassazione”. “Anch’io – aggiunge Vincenzina – ho svolto tutti gli esami genetici necessari con esiti negativi”.
Entrambe hanno presentato una richiesta di accordo transattivo al ministero, proponendo “pur di chiudere questa storia infinita – spiega Maria – anche la rinuncia a metà degli arretrati legati al vitalizio, quantificato in circa 6mila euro al mese che dovrebbero essere erogati a partire dal 2008. Al momento non c’è stato alcun riscontro concreto da parte del dicastero”.
Interrogazione in Parlamento: “Incoerenza applicativa dei criteri, casi di disparità di trattamento nell'istruttoria”
Orfeo Mazzella, senatore dei 5 Stelle, ha presentato insieme ad altri colleghi di partito un’interrogazione sulla vicenda. Ponendo specificatamente all’attenzione del ministro della Salute Orazio Schillaci la vicenda di Maria De Rosa, ha sottolineato come la questione riguardante il riconoscimento del nesso causale tra malformazioni e talidomide sia alquanto nebulosa. O meglio, la legge è chiara ma la sua applicazione appare quantomeno confusa. Mazzella sottolinea che sono emersi “molteplici casi di disparità di trattamento nell'istruttoria delle pratiche” evidenziando che per casi sostanzialmente identici per alcuni l’indennizzo è stato riconosciuto e per altri no. L’interrogazione prosegue puntando il dito anche sulla “difformità procedurale in merito all'accesso a visite di seconda istanza”. E, parlando di visita di seconda istanza il caso di Maria De Rosa va oltre il paradosso. “Su successiva richiesta del Ministero della Salute – prosegue l’interrogazione – il verbale è stato tuttavia riesaminato sui soli atti e senza una nuova visita, tramutando il giudizio in negativo. Pur mantenendo nella sezione ‘diagnosi’ la definizione di malformazione bilaterale, nella motivazione del diniego la patologia veniva qualificata come monolaterale”. Quindi nello stesso documento, a due righe di distanza l’una dall’altra, il dipartimento di medicina legale afferma prima che la malformazione è bilaterale poi che è monolaterale. Una sorta di manifesto del caos vergato dalla commissione medica incaricata dal ministero di valutare il caso di Maria.
Nell’interrogazione si chiede ovviamente conto al ministro della situazione kafkiana riguardante il caso di Maria ma in generale si reclamano criteri oggettivi per la valutazione di questi casi che, ricordiamolo, riguardano persone nate senza arti, monolaterali o bilaterali, per colpa di un farmaco assunto durante la gravidanza dalla mamma.
Fanpage.it ha chiesto dei chiarimenti in merito alla vicenda ma non ha ottenuto risposte.
Anche l’interrogazione presentata in Senato è in attesa di una risposta, come anche Maria e Vincenzina che, oltre ad aver presentato una richiesta di accordo transattivo, lo scorso 7 ottobre hanno svolto un presidio di protesta davanti al Senato per rivendicare i loro diritti.