Giallo ricina, per consulente di Di Vita difficile risalire a autore ricerche. E Gianni dice: “Non ero il bersaglio”
Le indagini sul caso di Pietracatella, dove mamma e figlia sono state uccise lo scorso dicembre avvelenate dalla ricina, vanno avanti e negli ultimi giorni la polizia ha compiuto diverse perquisizioni per risalire al pc da cui sono partite le ricerche sul veleno che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi, di 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita.
Un lavoro che secondo il consulente tecnico di Gianni di Vita, marito e padre delle vittime, non è però così semplice. Gianni Alfonso è di fatto l’unico che ieri ha rilasciato qualche dichiarazione ai giornalisti dopo l’ultima perquisizione della polizia nella scuola di Sara e della sorella maggiore Alice. Alla domanda se fosse possibile risalire all'identità di chi abbia effettuato delle ricerche sulla ricina, il consulente ha risposto che “sarebbe possibile solo se la persona è entrata con un suo id e una sua password. Se, invece, il computer era già aperto, a quel punto sarebbe molto più difficile, se non impossibile, risalire al responsabile”.
Nelle scorse ore, intanto, è stato intercettato anche lo stesso Gianni di Vita: era andato al cimitero dalla moglie e dalla figlia quando l’inviato del Corriere è riuscito a fermarlo. Pur non volendo rilasciare dichiarazioni, Di Vita ha in qualche modo risposto a chi negli ultimi tempi ipotizza potesse essere lui il vero obiettivo del killer. “Non ho mai creduto che volessero uccidermi”, ha detto nel breve colloquio, “così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie". Al giornalista che gli faceva domande ha detto anche di voler lasciar lavorare chi indaga. "Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo”, ha dichiarato l’ex sindaco del paesino del Molise.
E il lavoro di chi indaga sul giallo della ricina infatti va avanti: obiettivo era analizzare in quattro giorni più di 200 computer. L’ultima scuola oggetto delle perquisizioni sarà il liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, ovvero la scuola dove lavora Laura Di Vita, cugina di Gianni. Gli agenti cercano appunto eventuali tracce di ricerche sul web inerenti la ricina. Ieri le forze dell’ordine sono entrate nella scuola che hanno frequentato entrambe le sorelle, in precedenza anche nelle due scuole di Riccia dove lavorano la professoressa di matematica amica di Di Vita e suo marito. Tutte le informazioni contenute nei computer dovranno essere estratte per verificare se ci sono all'interno dati utili all’indagine.
Al momento, almeno da quanto noto, non ci sarebbero ancora indagati nell’inchiesta per duplice omicidio premeditato. Subito dopo le morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara era stato già aperto un fascicolo che vede indagati cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso con l'accusa di omicidio colposo. Poi le indagini che hanno portato alla scoperta della ricina e la più pesante ipotesi di reato di omicidio premeditato.