Mamma e figlia avvelenate con la ricina a Campobasso

Mamma e figlia morte per ricina, concluso oggi il sequestro nella seconda scuola: al vaglio anche pc dei professori

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Antonella di Ielsi e Gianni Di Vita con le due figlie
La Procura di Larino vaglierà oltre 155 computer delle scuole di Campobasso e Riccia. Oggi si è conclusa la seconda perquisizione finalizzata al sequestro. Al termine delle operazioni, controlleranno la presenza di ricerche sulla ricina per fare luce sulla morte di madre e figlia a Pietracatella.

"Ricina", "veleno", "olio di ricino", "esano". Sono alcune delle chiavi di ricerca che gli esperti incaricati dalla Procura di Larino cercheranno nella cronologia dei computer sequestrati in quattro scuole di Campobasso e Riccia.

Oltre ai 71 pc dell'istituto agrario di Riccia, Fanpage.it apprende che sono oggetto del provvedimento anche 63 dispositivi informatici dei due plessi dell'istituto Pagano di Campobasso e altri 21 dal liceo scientifico Galileo Galilei di Riccia. Nel mirino della Procura sono finiti non solo pc fissi e notebook degli studenti, ma anche almeno tre computer a disposizione dei docenti e presenti in sala professori.

Le scuole perquisite a Campobasso

Oggi, 14 ottobre, gli agenti sono entrati nel liceo scientifico Pagano, mentre domani toccherà al liceo classico, la scuola frequentata da Sara e da sua sorella Alice prima che quest'ultima si trasferisse per affrontare l'ultimo anno lontano dall'attenzione mediatica. Infine entreranno nel liceo delle Scienze Umane dove insegna una parente di Gianni Di Vita e sua ex vicina di casa.

Le perquisizioni sono finalizzate al sequestro dei pc in cui, secondo gli inquirenti, potrebbe esserci la soluzione al giallo di Pietracatella. Le analisi potranno stabilire in quale istituto sono avvenute le ricerche sulla proteina tossica che tra 27 e 28 dicembre 2025 ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte con sintomi inizialmente scambiati per un'intossicazione alimentare mal curata.

Solo a seguito delle 10 mila analisi effettuate dal Centro Antiveleni di Pavia si è scoperto che i decessi erano imputabili all'avvelenamento da ricina. Si è aperto a quel punto un mistero che dura tutt'oggi, e che si è infittito quando sono stati rinvenuti sul forum Reddit alcuni messaggi in cui un utente anonimo chiedeva notizie sulla ricina allo scopo di "scrivere un romanzo". Quei ritrovamenti hanno messo in moto la macchina delle analisi informatiche accanto a quelle delle audizioni effettuate dagli agenti che nei mesi di indagine hanno ascoltato centinaia di persone su una popolazione di poco più di mille abitanti com'è quella di Pietracatella.

Alcuni sono stati sentiti più e più volte. Tra questi c'è l'infermiere che ha fatto le flebo alle due vittime prima di consigliare il ricovero in ospedale, e un'amica molto stretta di Gianni Di Vita, il cui marito lavora in una delle scuole sottoposte alla perquisizione.

Da tempo la vita privata della famiglia è al vaglio degli inquirenti, e lo scopo è quello di entrare a fondo nelle relazioni di tutti i componenti e ricostruire le ultime ore prima della morte. Anche se per l'esperto di veleni Carlo Locatelli, un'ingestione di ricina potrebbe essere "accidentale", per i poliziotti che da mesi seguono il caso ci sarebbero "elementi certi" che indicano l'esistenza di un killer.

Chi erano i bersagli dell'avvelenamento da ricina

A morire tra 27 e 28 dicembre sono state solo la madre e la figlia 15enne, ma in casa vivevano anche il padre Gianni Di Vita e la figlia maggiore, di 18 anni, Alice. Nessuno di loro due però è venuto a contatto con la sostanza, come hanno confermato le analisi effettuate questa estate dagli esperti di biosicurezza tedeschi.

Subito dopo i decessi sono stati aperti due fascicoli. Il primo vede indagati cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso con l'accusa di omicidio colposo. Il secondo invece è ancora contro ignoti ma il reato è decisamente più pesante: omicidio premeditato.

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