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3 Novembre 2022
12:02

Pellet che non scalda o contraffatto, i consigli della Guardia di Finanza per difendersi dalle truffe

La Guardia di Finanza ha operato importanti sequestri nel settore del commercio del pellet da nord a sud. Su come difendersi da possibile truffe ne abbiamo parlato col Colonnello Agostino Brigante, comandante del gruppo anticontraffazione e sicurezza prodotti del nucleo speciale beni e servizi della Guardia di Finanza.
A cura di Antonio Palma
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Con la crisi energetica in atto e i costi del riscaldamento sempre più alti, da diversi mesi si è assistito a una boom delle vendite di pellet come fonte alternativa per scaldarsi. Questo se da un lato ha fatto impennare i costi a livelli record anche di questa fonte, dall'altro ha dato vita anche a fenomeni  speculativi  e, come denunciano le associazioni dei consumatori, ha stuzzicato l’interesse di persone disoneste. In questo contesto si collocano i controlli della Guardia di Finanza che ha operato importanti sequestri nel settore da nord a sud. Su quali siano i risvolti di questa situazione e dei rischi per il consumatore ne abbiamo parlato col Colonnello Agostino Brigante, comandante del gruppo anticontraffazione e sicurezza prodotti del nucleo speciale beni e servizi della Guardia di Finanza.

Colonnello, il pellet è un prodotto naturale che viene utilizzato per il riscaldamento domestico, tuttavia negli ultimi due anni la Guardia di Finanza ha operato importanti sequestri nel settore. Ci può indicare le principali violazioni che avete riscontrato?

Abbiamo riscontrato sia frodi in commercio, di rilevanza penale, sia più lievi infrazioni al Codice del Consumo. Conseguenza di indicazioni, talvolta mendaci, che produttore e venditore forniscono all’acquirente sulla qualità del pellet e sulle sue caratteristiche tecniche, ad esempio il tipo di legno impiegato, il potere calorico erogato o il quantitativo di ceneri della combustione. Dati che dovrebbero essere riportati sulla confezione soltanto all’esito di analisi di laboratori specializzati. Ma non è sempre così.

Il pellet può essere certificato. Può chiarirci cosa si intende?

La certificazione non è obbligatoria in questo settore. Tuttavia esistono in Europa cinque marchi di certificazione: SGS, PEFC, FSC, DINPLUS ed ENPLUS, conferito dall’Ente Certificato Italiano AIEL. L’AIEL, inoltre, classifica ulteriormente il prodotto su tre basi di qualità nel rispetto delle disposizioni comunitarie, classi A1, A2 e B, secondo la norma tecnica EN.ISO 17225. Un prodotto può essere certificato solo se tutti i componenti della filiera sono pure certificati, dal produttore al trasportatore, al venditore. La certificazione garantisce che il prodotto sia rispettoso degli standard di qualità più elevati previsti dalla normativa europea. Eppure, dai nostri controlli sono emersi casi di utilizzo mendace del marchio di certificazione. Si tratta a tutti gli effetti di contraffazioni.

Quali sono i pericoli in cui può ricorrere l’utilizzatore?

Il principale rischio per il consumatore è connesso con la possibile creazione di ceneri derivanti dalla combustione in quantitativi superiori agli standard di sicurezza previsti nei manuali di funzionamento delle caldaie. Per tale ragione il consumatore dovrebbe sempre controllare quest’informazione sul sacchetto che acquista. Un’altra criticità, meno pericolosa ma comunque insidiosa e subdola, è legata al potere calorifero del pellet, talvolta indicato come rientrante nella classe A1, ma di fatto corrispondente a valori nettamente inferiori. In pratica, pellet che non scalda quanto dovrebbe.

Quali sono i risultati ottenuti dall’attività della Guardia di Finanza nel settore?

Negli ultimi due anni la Guardia di Finanza ha operato 50 interventi che hanno portato al sequestro complessivo di oltre 5.000 tonnellate di pellet, di 1,5 milioni di sacchi recanti marchi mendaci, di 47 macchinari destinati alla produzione, con la contestuale segnalazione alla Magistratura di 52 soggetti economici. I sequestri hanno interessato tutto il territorio dello Stato, con particolare riguardo a quelle aree ove è più rilevante la produzione di derivati del legno, quali le località interne della Sicilia, il Crotonese, l’Alto Cosentino, l’Irpinia, l’alto Lazio, l’Umbria e le altre località dell’arco alpino.

Ha avuto il mercato del pellet effetti indotti dal conflitto Russo-Ucraino?

Se si pensa alle forniture di pellet normalmente provenienti dalla Russia, dalla Bielorussia e dall’Ucraina, la minore disponibilità di prodotto può ovviamente essere dipesa anche dalla guerra. Il mercato poi dipende dall’interazione tra domanda e offerta. L’accresciuto interesse per questo tipo di fonte energetica ha senz'altro influito sulla formazione dei prezzi.

Ritiene che questa situazione possa permanere nel tempo?

Difficile fare previsioni. Posso dirle che, in ogni caso, il Corpo continuerà a tenere alta l’attenzione per prevenire e reprimere le contraffazioni, a tutela dei consumatori e del mercato. Ne è testimonianza la realizzazione di tre sequestri operati proprio la scorsa settimana per oltre 300 tonnellate di prodotto non conforme.

L’attenzione della Guardia di Finanza era pure precedente alla crisi energetica?

Dice bene. Già nell’ottobre 2021 il Nucleo Speciale Beni e Servizi, sotto l’egida del Comando Generale del Corpo, aveva effettuato un’analisi di contesto e di rischio sulla commercializzazione del pellet in legno, denominata "Calore Relativo – CR21", con cui aveva segnalato a tutti i Reparti possibili violazioni legate a compravendite irregolari di prodotto. La crisi energetica ha poi accresciuto la ricerca di fonti alternative di riscaldamento. Ma il mercato delle stufe a pellet era già monitorato dalle Fiamme Gialle che così sono potute intervenire a tutela dei consumatori.

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