Padova, nel centro di accoglienza dormono in sedici in un sottotetto: “Topi e sporcizia, nel mezzo del nulla”

A Torreglia (Pd), ad un’ora di distanza a piedi dalla prima fermata del bus, cinquanta migranti vivono in gruppi da sedici stipati nei sottotetti ed in condizioni igieniche pessime. La denuncia nei video consegnati a Fanpage.it.
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Sono terribili le immagini che sono giunte alla redazione di Fanpage.it riprese dall'interno del centro di prima accoglienza per migranti di Torreglia in provincia di Padova. Le immagini mostrano le condizioni in cui vivono gli ospiti, ammassati uno sull'altro, con una cucina sporca, il bagno con i servizi rotti e i piatti in cui viene servito il cibo disciolti evidentemente da fonti di calore. Non è purtroppo una situazione nuova, sia in Veneto, che nel resto d'Italia, le condizioni del CAS sono spesso indecenti dal punto di vista igienico sanitario come abbiamo più volte documentato. In questo caso di Torreglia la situazione peggiora perché alle pessime condizioni della struttura si unisce l'isolamento totale del contesto. Il CAS infatti sorge in mezzo al niente sulle colline intorno a Padova ed è perfino difficile da raggiungere con gli autobus. A gestirlo è un'azienda i cui responsabili sono stati al centro di diversi scandali.

Cinquanta persone ammassate nei sottotetti con i letti a castello

Dalle immagini che sono arrivate a Fanpage.it si possono contare i letti che sono ammassati un unico grande ambiente all'interno del CAS. E' il sottotetto, e qui sono accatastati i letti, uno accanto all'altro, con uno spazio vitale ridotto all'estremo, con il solo movimento possibile che è quello di stendersi sul letto. Abbiamo contato sedici letti stipati in questo sottotetto del CAS, quattro file da quattro letti a castello metti uno accanto all'altro in fila verticale. L'unico movimento possibile per gli ospiti è quello di stendersi sul letto, non si può fare altro. Le immagini riprese nei bagni ci mostrano un lavandino senza specchio, con il rubinetto dell'acqua rotto. In cucina la situazione non va meglio, spugne annerite dallo sporco con cui vengono lavate le stoviglie e pavimenti sporchi. I piatti in cui viene servito il cibo sono delle scodelle di plastiche, rotte sui lati, con evidenti segni di scioglimento della plastica, evidentemente perché esposti a fonti di calore. Il fondo di queste scodelle mostra uno sporco incrostato che forma degli aloni gialli. In queste stoviglie vengono serviti i pasti per gli ospiti della struttura. Il CAS si trova in Via Abate Barbieri 10, in una zona particolarmente isolata e, da come si evince dalle immagini inviate alla nostra redazione, la struttura è circondata dai cinghiali che vagano nelle aree verdi tra le piccole strutture in legno che compongono il centro.

A gestire la struttura è la Tuendelee-Tucso che nasce dalle ceneri della Ecodeco, a sua volta nata da Ecofficine tutte società riconducibili a Simone Borile e sua moglie Sara Felpati finiti al centro di diverse inchieste giudiziarie. Il processo per il caso della cattiva gestione del centro di Cona (Ve), ha portato nel 2024 ad una condanna ad 1 anno e 6 mesi per Borile, in primo grado. Lo stesso imprenditore, attivo anche nel settore dei rifiuti, oltre che in quello dell'accoglienza ai migranti, è stato condannato nel 2023 in primo grado a 4 anni e 6 mesi per il crac della società Padova 3 che gestiva i rifiuti nella bassa padovana.

"Ci sono topi nella struttura, la fermata del bus è a un'ora a piedi"

La struttura di Torreglia ospita complessivamente 50 migranti all'interno delle piccole strutture che sorgono una difronte all'altra. L'elemento dell'isolamento è sicuramente tra le criticità maggiori, come ci spiega Omid Firouzi dello sportello legale Open Gates dello Spazio Sociale Stria di Padova. "Gli ospiti del centro ci hanno mostrato come la fermata del bus più vicina sia ad un'ora di cammino a piedi. Una volta preso il bus, il mezzo impiega un'altra ora per arrivare a Padova. Una condizione di isolamento che crea molti problemi di accessibilità ai servizi, come quelli sanitari, limita le possibilità di lavoro ed anche di formazione professionale". Al problema della distanza si unisce anche il regolamento interno di chiusura dei cancelli del centro, che non viene stabilito dal capitolato d'appalto, ma è stabilito dal singolo gestore dei centri. "Ci riferiscono che i cancelli chiuderebbero alle 20, ora appare evidente che se la fermata dell'autobus più vicina è a un'ora di cammino a piedi, il rischio di rimanere fuori a dormire per gli ospiti è piuttosto ricorrente" sottolinea Firouzi. Le condizioni igienico sanitarie della struttura sarebbero anche peggiori di quelle che si vedono nei video giunti alla nostra redazione. "Ci hanno segnalato la presenza di topi, sia dentro la struttura che all'esterno, nella zona di vasta campagna che circonda il Cas. Inoltre in tutto il CAS a fronte dei 50 ospiti, sarebbe presente, come ci dicono gli ospiti, un solo operatore, rendendo le attività quotidiane praticamente autogestite" spiega l'attivista.

Gli ospiti del centro si sono rivolti alla Clinica popolare Azadì per denunciare una serie di carenze sull'assistenza medica. Gli operatori riferiscono a Fanpage.it di aver ricevuto lamentale rispetto alla possibilità di accedere alle visite specialistiche da parte degli ospiti. Il medico di struttura sarebbe presente, secondo quanto hanno riferito gli ospiti all'associazione, solo una volta a settimana in struttura. L'ostacolo più grande, dal punto di vista dell'assistenza sanitaria, sarebbe il ritardo con cui gli ospiti del Cas riescono ad avere il cosiddetto STP, ovvero il codice temporaneo per stranieri che garantisce l'accesso alla sanità pubblica. Altra difficoltà su questo versante sarebbe quella di non conoscere il proprio medico di base, che dovrebbe essere indicato contestualmente alla richiesta di STP.

La fotografia del centro di Torriglia rientrerebbe a quanto pare nella casistica di cattiva gestione dei centri di accoglienza nel nostro paese, che rischia di peggiorare ulteriormente dal prossimo 12 giugno, da quando anche in Italia entrerà in vigore il nuovo patto asilo e immigrazione dell'Unione Europea. "Nel caso di questo CAS vediamo le premesse del nuovo patto asilo e immigrazione – spiega Firouzi – dove si vede il richiedente asilo solo come un futuro clandestino, quindi da parcheggiare, in stato di abbandono, senza nessuna cura e nessun percorso di inclusione, piuttosto che un soggetto titolare di diritti riconosciuti da convenzioni internazionali e dalla costituzione italiana stessa". La situazione dunque potrebbe essere destinata a peggiorare sul territorio nazionale dopo l'entrata in vigore del patto europeo asilo e immigrazione, con un peggioramento ulteriore delle condizioni di accoglienza. "Oggi monitorare queste strutture, denunciare la cattiva gestione e supportare chi ci vive dentro non è una forma di umanitarismo – sottolinea Firouzi – ma è una forma di lotta politica a tutti gli effetti".

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