"Non potevo permettere che tu fossi felice" è la frase che più spesso ha ripetuta davanti al cadavere della sua vittima, Stefano Perale, il professore d'inglese condannato per aver ucciso la sua ex allieva Anastasia Shakurova e il suo fidanzato  Biagio Buonomo, la notte del 17 giugno, 2017. Questa frase è stata pronunciata più volte, tra insulti e ingiurie,  dal cinquantenne che si filmava mentre continuava ad abusare del corpo senza vita della ragazza, nel suo personale snuff movie. È quanto si legge nell motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo a carico di Stefano Perale, pronunciata lo scorso luglio per i fatti di un anno fa.

Quella sera l'ex professore di inglese accolse Anastasia e il compagno Biagio Buonomo, per una cena che avrebbe dovuto festeggiare la loro convivenza e la nascita del loro primo bimbo. Ignare del "programma punitivo" le due vittime si sono presentate nell'appartamento di Chirignango, dove il professore aveva orchestrato il massacro. Perale, in passato cortesemente respinto da Anastasia, che non lo aveva mai considerato più d'un amico, covava da tempo sentimenti di odio cieco. Comincia dunque con un drink drogato da un sedativo così la ‘cena con delitto' del professore, che si avventa subito sulla prima vittima, Biagio Buonomo, fiaccato dal desativo. Doveva morire per primo perché Perale potesse portare a compimento il suo piano e restare solo con Anastasia. "Mentre lo uccidevo (Buonomo viene ammazzato a sprangate) gli dicevo che mi dispiaceva e che lui non c’entrava nulla in tutto questo".

L'oggetto dell'odio omicida, infatti, era proprio Anastasia, la donna che aveva respinto il suo amore. La ragazza perde immediatamente i sensi sotto l'effetto del sedativo mentre cominciano le sevizie, ma purtroppo ha la sfortuna di riprendere conoscenza. "Cosa fai?" chiede al suo assassino prima di svenire nuovamente, mentre lui le preme lo straccio sul volto. Davanti alla telecamera che aveva piazzato per riprendere le sue imprese, allora, il professore si abbandona alle barbare pratiche di tortura sul corpo. Quando ha portato a compimento il suo piano poi chiama le forze dell'ordine. "Venite, li ho uccisi". Emergerà poi, in fase di indagine, la sua passione per la pornografia e per i video snuff, così come l'interesse morboso per quella ragazza che mai lo aveva considerato diversamente da un amico. Un interesse che ha giustificato l'aggravante della premeditazione, contestata e riconosciuta dai giudici che hanno scritto di un piano elaborato e a lungo coltivato, sgombrando dunque il campo dalla seminfermità del raptus (per la quale la difesa tenterà comunque di ricorrere in appello). "Te l’avevo detto che te l’avrei fatta pagare", diceva il Perale davanti alla telecamera.