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6 Febbraio 2021
14:32

Omicidio Matilda, respinto ultimo ricorso: per la Cassazione non esiste un colpevole

Sedici anni dopo la tragedia, la giustizia si arrende: rimane senza colpevoli il caso di Matilda Borin, la bimba di 22 mesi morta nel luglio 2005 per un violento colpo alla schiena a Roasio, nel Vercellese. Assolto anche l’ex compagno della madre, già giudicata non colpevole. All’epoca in casa con la bimba c’erano solo loro due.
A cura di Biagio Chiariello
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Rimane senza colpevoli il caso della piccola Matilda Borin, ammazzata a soli ventidue mesi,  a Roasio, nel Vercellese, da un unico calcio che le sezionò un rene e il fegato in due porzioni, che le spinse la settima costola nella pleura e che le lesionò l’altro rene. Chi le sferrò quel colpo mortale resta ignoto. Era il luglio del 2005. Fu un "gesto di stizza", perché almeno su questo sono tutti concordi: chi colpì la piccola non lo fece per uccidere.

Nessuno ha ucciso Matilda

Ieri, venerdì 5 febbraio, infatti, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l’assoluzione di Antonio Cangialosi presentato dai legali della madre della vittima, Elena Romani, assolta in via definitiva dopo che, nel 2018, la Corte d'Appello aveva assolto lo stesso Cangialosi, compagno di allora della donna. Nella casa di Roasio, il 2 luglio di sedici anni fa, con la piccola c’erano soltanto lui e la mamma di Matilda. Ma la Suprema Corte ha ritenuto che nessuno dei due ha colpito e ucciso la piccola.

"Mi spiace di non aver dato giustizia a Matilda – dichiara la madre – So di non aver fatto nulla alla mia piccola, ancor prima delle sentenze è la mia coscienza a dirmelo. Sono andato in carcere pur di affermare la verità". "

Gli indagati

Elena Romani, all’epoca 31 anni, hostess di Legnano, aveva avuto la figlia dall’unione, poi naufragata, con un uomo di Busto Arsizio. Antonino Cangialosi, 33 anni al tempo, un passato di bodyguard, oggi impiegato nelle logistica, già prosciolto due volte e assolto sia dal gup di Vercelli, sia dalla Corte d’assise d’appello di Torino per non avere commesso il fatto.

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