Mentre Andrea Stival continua a essere preso di mira sui social network, dove nonostante la sua comprovata estraneità ai fatti continua a essere vittima del cosiddetto ‘tribunale popolare', Veronica Panarello va a processo per minacce ai suoi danni. Il 24 gennaio del 2020, Panarello dovrà presentarsi davanti al giudice monocratico, a Catania. La mamma del piccolo Lorys  è stata citata in giudizio per le minacce indirizzare all'ex suocero Andrea Stival quando veniva pronunciata la sentenza di secondo grado che la condannava a trent'anni per l'omicidio del figlioletto Lorys. "Sei contento? – gridò la donna mentre le agenti peniteziare la trattenevano – Sai cosa ti dico, prega Dio che ti trovo morto perché ti ammazzo con le mie mani quando esco".

Le accuse di Veronica

Andrea Stival era stato accusato da Veronica di essere lui l'assassino del piccolo Lorys, accusa che le è costata una denuncia per calunnia. La mamma di Santa Croce Camerina raccontò che a strangolare Lorys era stato il suocero per mettere a tacere il bimbo, che, secondo lei, avrebbe voluto raccontare della relazione tra Veronica e suo nonno. Le indagini hanno dimostrato che Stival padre non è mai stato coinvolto nell'omicidio del nipotino, eppure da allora centinaia di persone continuano a prenderlo di mira sui social.

Il ‘tribunale popolare' contro Stival

"Abbiamo dovuto querelare migliaia di persone che su Facebook andavano a contrastare sia Stival, ma anche le sentenze, i pubblici ministeri”, spiega il suo legale Francesco Biazzo, su ‘The social post'. Innocente per i giudici dunque, ma vittima del tribunale popolare, che non vuole abbandonare la tesi offerta da Veronica, che dall'inizio della tragedia, nel 2015, ne ha cambiate diverse, ritrattando puntualmente la precedente. “Andrea Stival a livello sociale è ‘morto’ – ha concluso il legale – Veronica Panarello si è macchiata di due assassinii: uno, quello principale, è di Lorys, l’altro è quello di Stival Andrea”. “Molti continueranno ad additarlo in ogni caso come quello che è coinvolto nella vicenda, anche se è stato dimostrato che non è così”.