16 Aprile 2021
16:13

Ndrangheta in Toscana, volevano la testa di un funzionario: “Troppo onesto, rimuovetelo”

Ventitre arresti, decine di indagati. Tra loro il capo di gabinetto della Regione, il sindaco di Santa Croce e un consigliere regionale. Poi c’è lui, Alessandro Sanna, uno dei soggetti che per il sodalizio criminoso messo in piedi, secondo gli inquirenti da vertici del mondo conciario toscano e politica asservita avrebbe dovuto cambiare atteggiamento. O essere rimosso.
A cura di Biagio Chiariello

"Io non sono l’unico onesto, ci mancherebbe, se avessero tolto me sarebbe arrivato un altro; comunque devo ancora leggere gli atti e capire com’è stata ricostruita tutta la vicenda". Sono le parole di Alessandro Sanna, funzionario della Regione Toscana dell’ufficio settore autorizzazioni ambientali per i territori di Pisa e Livorno che era finito nel mirino di chi, secondo quanto emerso dalle indagini della procura distrettuale di Firenze, voleva far andare le cose in un certo modo.. Le indagini avrebbero svelato connessioni tra imprenditori conciari del Pisano ed esponenti della ‘ndrangheta infiltrata in Toscana. Stando a quanto ricostruito, direttamente il sindaco di Santa Croce sull'Arno, Giulia Deidda, avrebbe fatto pressioni sui vertici politici ed amministrativi, affinché Sanna cambiasse atteggiamento o altrimenti sarebbe stato cacciato. "Non ci sono riusciti. Comunque devo ancora leggere gli atti e capire com’è stata ricostruita la vicenda – prosegue Sanna –. Non posso aggiungere altro su questa storia che ha molti indagati, alcuni li conosco, altri no. Ripeto devo ancora leggere gli atti".

Perché volevano cacciare il funzionario Sanna

In particolare volevano che Sanna modificasse i suoi orientamenti riguardo il contenuto dell’autorizzazione di integrazione ambientale (Aia) da rilasciare ad Aquarno, il mega impianto di depurazione di Santa Croce. Al contrario la Deidda voleva Ledo Gori, capo di gabinetto in Regione durante il mandato di Enrico Rossi, venisse riconfermato nel suo incarico (obiettivo raggiunto) perché avrebbe aiutato Assoconciatori e il consorzio nel mantenere il sistema così com'era. . "A me il Giani – dice la Deidda menzionando il presidente della Regione Toscana -, quando gli ho fatto il lavaggio del cervello, lui si è messo a sede’ gli ho detto: per questo territorio mi devi dì una cosa ed una sola: dove c… sta Ledo? Per noi è dirimente e mi ci metto anch’io".

Gli indagati, i nomi

Giulia Deidda è indagata per associazione a delinquere, con il direttore Assoconciatori Aldo Gliozzi e l'ex presidente Alessandro Francioni. La sindaca, secondo i pm Giulio Monferini ed Eligio Paolini, si sarebbe organizzata per aggirare le leggi sullo smaltimento dei fanghi e influenzare la politica. Tra gli indagati c'è anche il consigliere regionale Andrea Pieroni : avrebbe esaudito le richieste del consorzio Aquarno proponendo un emendamento che non avrebbe neppure letto e presentato dall'avvocato dell'associazione. Questo "per sottrarre il consorzio Aquarno dall'obbligo di sottoporsi alla procedura di autorizzazione di integrazione ambientale (Aia)". Deve rispondere di corruzione. Carabinieri anche negli uffici del direttore del settore Ambiente e energia della Regione Edo Bernini, indagato per abuso d'ufficio.

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