
Com’era? Ah, si: che lottare contro la crisi climatica era roba da ricchi. Che la ricetta giusta per i poveri era fregarsene delle temperature in aumento e continuare a usare gas e petrolio come se non ci fosse un domani. Poi però la crisi climatica è arrivata davvero. È arrivato giugno, con i suoi 40 gradi e temperature medie superiori alla norma di oltre tre gradi. E già sappiamo che arriverà luglio con le sue bombe d’acqua e i suoi incendi. E poi agosto con la sua siccità e i fiumi vuoti. E a pagare, ovviamente, non sono i ricchi.
Sono le persone che non possono permettersi di acquistare un condizionatore in casa. Sono quelle che non possono permettersi di tenerlo acceso tutto il giorno. Sono i pendolari che prendono treni fatiscenti tutti i giorni, che si bloccano per il caldo o che diventano fornaci. Sono le manovalanze dei cantieri, costrette a lavorare all’aperto, sotto il sole cocente, a contatto con l’asfalto e il cemento che moltiplicano le temperature. Sono i migranti che raccolgono frutta e pomodori con contratti da fame. Sono gli anziani soli, costretti a uscire per fare la spesa. O barricati in casa, per paura di un malore. Sono le famiglie che non possono permettersi di andare in vacanza, e sono costrette a rimanere in città roventi tutta l’estate.
Secondo voi queste persone sono ricchi o poveri? Fighetti della ZTL oppure persone comuni?
Bene: e adesso rispondete a un’altra domanda: chi è che ci guadagna o è indifferente alla crisi climatica? Esatto: chi estrae e commercializza gas, petrolio ed elettricità ricavata da fonti fossili, che fa profitti record dai consumi che aumentano pure d’estate. E chi può permettersi tutte le contromisure del mondo per non accorgersi nemmeno del caldo, dal condizionatore sempre acceso su temperature polari, alla villa ad alta quota.
Perché sì, nel 2026 è un lusso anche scappare dal caldo. Ed è un lusso che i poveri non possono permettersi.
Qualcuno di grazia, può chiederne conto a Meloni, Salvini e a chi ha sempre sostenuto il contrario?
A chi fino a ieri negava la crisi climatica.
A chi ha distrutto il green deal europeo nel nome della difesa del capitalismo fossile e del trumpismo.
A chi non ha mai mosso e non sta muovendo un dito, pur essendo al governo dal 2022, per prendere anche solo mezza contromisura.
A chi pensa che piantare alberi, tassare i petrolieri, abbattere le emissioni sia roba da ricchi, salvo poi fare le barricate se qualcuno osa chiedere ai ricchi di contribuire per evitare che la crisi climatica la paghino solo i poveri.
A chi non ha capito, e continua a non capire, che questa è l’emergenza più grande che ci tocca affrontare. Sia per venirne a capo. Sia per sopravviverci.
E che a pagarne il prezzo e a rischiare di più saranno gli ultimi e i penultimi. Anzi, lo stanno già pagando.