Natuzzi dalla Romania torna in Italia (ma centinaia di lavoratori rischiano di rimanere a casa)
Natuzzi, società pugliese proprietaria del marchio Divani & Divani, ha deciso al termine di un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico di gestire in "prima persona" la produzione dell'Est Europa. La svolta arriva dopo un anno a dir poco burrascoso, caratterizzato dapprima dall'annuncio di 1.700 esuberi poi dall'impegno di portare in Italia parte dell'attività aziendali in Romania, affidandola a ditte "esterne" del nostro paese. Ieri, tuttavia, il vertice al Ministero con i sindacati ha segnato un'altra novità in quanto negli ultimi mesi non sono state trovate società pronte a rilevare la produzione in arrivo dalla Romania.
Per questa ragione sarà la Natuzzi stessa ad occuparsi del marchio Leather Editions (suo controllato in Est Europa), circostanza che potrebbe portare all'azienda 20milioni di euro di finanziamenti pubblici. Come spiega il Fatto Quotidiano, "nell’intesa di ottobre si faceva riferimento a un accordo di programma, stipulato nel febbraio 2013 per sostenere l’industria del mobile imbottito della Murgia, che istituiva un fondo da 101 milioni di euro: 40 sborsati dal ministero dello Sviluppo Economico, 40 dalla Regione Puglia e 21 dalla Regione Basilicata. A questo fondo avrebbero potuto attingere le aziende protagoniste del progetto di reindustrializzazione. Ma ora che è sfumata l’ipotesi delle newco, in gioco rimane solo Natuzzi". L'erogazione dei 20milioni di euro di cui potrebbe beneficiare la Natuzzi è tuttavia assoggettata alla presentazione di un "piano di reindustriailizzazione", che non sarebbe il primo di cui beneficerebbe l'azienda pugliese, che già nel 1996 ottenne un finanziamento di 311 miliardi di lire (circa 160 milioni di euro).
Se il ritorno in Italia della Natuzzi appare come una buona notizia la situazione rimane critica sul fronte esuberi. Nel 2013 l'azienda dichiarò 1.700 eccedenze e dal ritorno in patria solo 400 persone potrebbero essere ricollocate, mentre per le altre rimarrebbe u futuro a dir poco incerto. E per loro la scadenza della cassa integrazione è prevista tra appena un paio di mesi.