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Sulla legge elettorale è scontro totale tra Meloni e l'insolito duo Tajani-Salvini, che in passato hanno avuto più volte scontri a mezzo stampa e visioni diverse: dal sostegno all'Ucraina alla riforma della cittadinanza, è stata Meloni a dover mediare tra i due segretari e vice-premier.
Il nodo sta tutto nelle preferenze, abolite nel lontano 2005 dalla legge scritta e pensata da Calderoli e da lui stesso definita una porcata, da qui il nome Porcellum.
Le liste bloccate sono diventate in questi 21 anni uno strumento di controllo delle segreterie dei partiti e dei leader che possono inserire nei posti "sicuri" il gruppo dirigente, anche lontano dal loro collegio d'origine. Prendiamo ad esempio Dario Franceschini, più volte ministro della Cultura e importante dirigente del Partito Democratico, sconfitto nel 2018 alla Camera nel collegio di Ferrara e nel 2022 al Senato nel collegio di Napoli-Centro. Entrambe le volte è stato eletto grazie alle liste plurinominali per la quota proporzionale, ovvero nelle liste bloccate scelte dalla segreteria.
Ma non è l'unico, anzi.
A destra ci sono diversi casi ma il più illustre forse è Elisabetta Casellati, ex presidente del Senato e attuale ministra per le Riforme istituzionali. Nonostante fosse la Presidente uscente della camera alta del parlamento è stata sconfitta nel collegio uninominale di Padova dal centrosinistra e ripescata in Basilicata con tanti malumori tra i dirigenti locali di Forza Italia.
Insomma, le liste bloccate sono un modo per avere la quasi certezza per il gruppo dirigente di essere eletti, aumentando in questo modo la distanza tra elettorato ed eletti. Sono però un ottimo strumento per i segretari per mantenere il controllo di chi viene eletto e chi no, costruendo attorno a loro un gruppo parlamentare e dirigente che abbia nella fedeltà al leader il pregio principale.
Meloni stava tirando dritta con la nuova legge elettorale cercando di blindare il risultato con una riforma scritta su misura per la sua maggioranza. L'insolito duo Tajani-Salvini si è messo di traverso quando si è iniziato a parlare di preferenze. Due leader in questo momento in difficoltà dentro i propri partiti che di tutto hanno bisogno tranne che di un gruppo dirigente che non possono controllare.
Con l'attuale legge elettorale però la destra perderebbe quasi sicuramente, con un centrosinistra molto in vantaggio sui territori. Quindi una sintesi dovranno trovarla, d'altronde la politica è l'arte del compromesso, oltre che, soprattutto ai nostri tempi, del mantenimento del potere.
Oggi Scanner parte da qui.