Luigi Tavernise guarda fisso la bara, con lo sguardo perso nel vuoto e il viso distrutto. Dentro c'è il corpo di sua moglie, consumato dagli effetti del Covid-19 e quaranta giorni di dolore incessante. Si era affaticato così tanto il cuore di Concetta Zicari da averne bisogno di uno nuovo, ma il destino ha giocato d'anticipo e mandato in frantumi le speranze di un ritorno alla normalità la notte del 5 maggio scorso. Siamo a Corigliano Rossano, città della Calabria ionica, e nel cimitero al centro storico amici e parenti più stretti della famiglia Zicari-Tavernise si sono riuniti per dare l'ultimo saluto alla neo mamma 38enne, uccisa dalle conseguenze della malattia, che era arrivata a compromettere le funzionalità dei polmoni al 75%. La cerimonia, che si è svolta in maniera riservata, è stata officiata dal parroco, mentre in sottofondo si udiva il pianto disperato ma composto dei presenti.

Dolore e commozione

Al cimitero di Corigliano Rossano c'è tutta la famiglia di Concetta e gli amici più cari. Di lei dicono che era un angelo ancora prima di morire, che era di una generosità straordinaria. Tutti ricordano l'amore per il suo Luigi, sposato sei anni prima, e la felicità del giorno in cui ha saputo di diventare madre. «Ha mandato il test di gravidanza a tutti, alle sei del mattino – dice una parente – non stava più nella pelle». E anche pochi giorni prima del parto faticava a credere che il suo sogno si sarebbe avverato. «Il 17 marzo era tornata a Castrovillari per salutare nostra madre dice la sorella – e mostrava il suo pancione con fierezza. Non vedeva l'ora di metterla al mondo».

Dal sogno all'incubo

Ma Concetta non ha mai stretto tra le braccia la sua piccola, perché proprio quel suo grande desiderio di diventare madre si è trasformato ben presto nel peggiore degli incubi. Concetta non aveva malattie pregresse e quando tre giorni prima del parto ha saputo di essere positiva al Covid non si era preoccupata più di tanto. Subito dopo il parto, però, le sue condizioni di salute sono notevolmente peggiorate. Una prima tac effettuata all'ospedale di Cosenza ha già evidenziato il mal funzionamento dei polmoni. Pertanto, i medici avevano disposto il trasferimento al nosocomio di Catanzaro, ma qui i camici bianchi avevano riposto fiducia unicamente in un trapianto dei polmoni, e persino del cuore, tanto era stato lo sforzo di Concetta per restare aggrappata alla vita. Ma non c'è stato neppure il tempo di sperare, che il Covid se l'è potata via per sempre.