È morto Dario Fo, il premio Nobel per la letteratura si è spento a Milano all'età di 90 anni e sette mesi per problemi polmonari che già lo avevano colpito da tempo. Lo scrittore e drammaturgo infatti era stato ricoverato circa dodici giorni fa all’ospedale Sacco del capoluogo lombardo dove però nonostante le cure si è spento poche ore fa. "Gli sono stato vicino, ero accanto a lui quando mio papà se ne è andato" ha spiegato il figlio Jacopo Fo, aggiungendo: "Da circa una decina di giorni non stava bene. Aveva problemi polmonari, una fibrosi che gli causava dolori. Lo abbiamo portato in ospedale. Nelle ultime ore aveva necessità di prendere degli antidolorifici. Non si è accorto di niente. Mio padre aveva un rapporto tutto suo con la corporeità. Se ne è andato sereno”.

Figlio di un capostazione e nato il 24 marzo del 1926 a Sangiano, piccolo paesino del lago Maggiore in provincia di Varese, nel corso della sua vita Dario Fo è diventato uno dei principali artisti della scena teatrale italiana e non solo. Era diventato drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo ma anche molto altro tanto da trovare difficile etichettargli un'arte specifica. Un impegno costante che lo ha portato anche diventare un attivista politico e a intraprendere campagne civili. Un percorso personale e culturale portato avanti per lungo tempo con l'amata moglie Franca Rame. Un sodalizio familiare e professionale durato tutto una vita e concluso solo con la scomparsa di Franca  nel maggio di tre anni fa.

 

"Lei è sempre accanto a me, ogni volta che non so come trarmi di impaccio, la chiamo e mi risponde" aveva riferito pochi mesi fa. Insieme avevano debuttano in tv nella scandalosa Canzonissima del ‘62 che gli costò la messa al bando per 14 anni dalla Rai, poi era arrivato il grande successo di Mistero Buffo, l'opera teatrale dove Dario Fo raccontava tra sberleffi e commozione, le storie della Bibbia e dei Vangeli con una miscela di linguaggi nuovi che gli valse ‘appellativo da lui amato di giullare che si fa beffe del potere. Un successo che è proseguito nel tempo facendolo diventare uno degli intellettuali più amati d'Italia e del mondo. Un apprezzamento e una  popolarità confermata dalla consegna del premio Nobel per la letteratura da parte dell'Accademia nel 1997 "perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". Pochi mesi fa, nel marzo scorso, aveva compiuto il suo novantesimo compleanno, in occasione del quale era uscito in libreria "Dario e Dio", un libro a cura di Giuseppina Manin in cui l'artista italiano avviava un colloquio paradossale, gioioso e ironico tra l'anziano Maestro e Dio, dalla nascita dell'uomo alla morte, il tutto con un unico filo conduttore: l'amore per la vita. "Ho avuto una vita esageratamente fortunata", aveva detto in un delle ultime interviste, spiegando: "Non temo la morte ma neanche la corteggio, il mio motto è far ridere! Se hai campato bene è la giusta conclusione della vita".

Numerosi i messaggi di cordoglio da tutta italia, sia dal mondo politico che dal quello dello spettacolo.  "Con Dario Fo l'Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attività artistica restano l'eredità di un grande italiano nel mondo" ha scritto ad esmpio il presidente del Consiglio Matteo Renzi. "Lo ricordiamo con il suo intervento dal palco di piazza Duomo il 19 febbraio 2013, quando ci disse con la sua potente voce: ‘Fatelo voi!'. Sarai sempre con noi Dario" ha scritto invece Beppe Grillo ricordando il premio Nobel scomparso con un post dal titolo ‘Il Movimento 5 Stelle piange Dario Fo'. "Ci ha lasciato il Grande Dario Fo. Negli occhi ho ancora la sua gioia mentre descriveva ogni suo oggetto all'apertura del Museo Fo di Verona" ha ricordato il Ministro della cultura Dario Franceschini. Anche l'Aula del Senato ha ricordato l'artista scomparso con un minuto di silenzio in apertura dei lavori. Non son mancati però commenti contro corrente come quello del capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta che ha dichiarato: "Nessuna ipocrisia, non mi era mai piaciuto. Con me usò termini razzisti facendo riferimento alla mia altezza. Pace all'anima sua". "È morto Dario Fo, bravo artista, una preghiera. Per lui io e i leghisti eravamo razzisti, egoisti, ignoranti? Vabbè, acqua passata, non porto rancore, doppia preghiera" ha scritto invece il leader leghista Matteo Salvini.