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Morti in ambulanza a Forlì, i colleghi di Luca Spada: “Crisi misteriose, sospettano s’inietti qualcosa”

Le intercettazioni tra i colleghi di Luca Spada svelano un possibile movente psicologico dietro le 6 morti sospette per cui è indagato dalla Procura di Forlì. “È per il fatto che è sempre in ospedale, che sta sempre poco bene”
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Luca Spada che guarda nell’obiettivo della telecamera installata a bordo dell’ambulanza
Luca Spada che guarda nell’obiettivo della telecamera installata a bordo dell’ambulanza

"Vendetta personale, per il fatto che lui è sempre in ospedale, che sta sempre poco bene". È il contenuto di un'intercettazione tra due colleghi di Luca Spada, il 27enne autista della Croce Rossa di Forlimpopoli indagato per sei omicidi di anziani.

La registrazione risale al 28 novembre e a parlare è una figura chiave nell'inchiesta che ha portato all'iscrizione di Spada nel fascicolo della Procura di Forlì. Si tratta della stessa donna che accompagnava Spada il 25 novembre, giorno della morte di Deanna Mambelli, l'ultima presunta vittima del soccorritore. È lei che quel giorno lo vede con il cacciavite in mano, pronto a smontare la telecamera a bordo del mezzo, ed è sempre lei a trovare la siringa che il giovane avrebbe usato per provocare un’insufficienza respiratoria acuta alla 85enne attraverso "l'insufflazione di aria in vena". Questa modalità, per gli inquirenti, sarebbe stata usata per tutti gli omicidi avvenuti in un arco di tempo che va da febbraio a novembre 2025 nei confronti di cinque anziani di età compresa tra i 68 e i 97 anni.

Le intercettazioni gettano nuova luce sul presunto movente, inizialmente ricercato nei legami con alcune agenzie funebri della zona di Meldola, paese di Spada. L'origine della "vendetta personale" di Spada sugli anziani sarebbe quindi da ricondursi, secondo i colleghi, a uno stato di salute precario e "misterioso"; oltre che nelle sue convinzioni personali: "Lui dice che non ha senso rianimare un 85enne o un 90enne che ha due mesi di vita", si legge nelle intercettazioni.

La collega: "Sta sempre male, ma non trovano mai nulla"

A settembre 2025, una fonte interna alla Croce Rossa di Forlimpopoli segnala ai Carabinieri diverse morti di pazienti avvenute a bordo dei mezzi. Vengono giudicate "sospette" perché, in tutti i casi, le vittime dopo un periodo di degenza ospedaliera mostrano un drastico peggioramento proprio durante i trasporti in autoambulanza, o subito dopo.

Nel periodo compreso tra il gennaio e novembre 2025, sono stati effettuati complessivamente 16.552 trasporti, e solo in 8 casi si sono verificati eventi clinici rilevanti. Di questi, 5 hanno avuto esito mortale. Qui arriva l'anomalia: Spada era sempre a bordo del mezzo, e sempre nel vano sanitario, non alla guida.

A seguito di queste prime segnalazioni sono iniziate le indagini che hanno portato gli investigatori a installare telecamere e microspie a bordo delle ambulanze. Lo scopo non era solo quello di sorprendere Spada, ma anche quello di registrare le conversazioni tra i colleghi  che da tempo si erano resi conto che qualcosa non andava.

Spada avrebbe avuto delle "crisi misteriose" che però sarebbero state auto-inflitte, come spiega la collega che era a bordo con lui durante il trasporto di Mambelli: "Tutti sospettano che lui si faccia qualcosa quando ha queste crisi così misteriose, che va in ospedale con le sue gambe, poi quando è lì crolla e non gli hanno trovato niente da nessuna parte. L'hanno rivoltato come un calzettino. È già un po' che sospettano che lui si inietti qualcosa".

Spada si sarebbe iniettato qualcosa per provocarsi delle crisi a cui i medici non riescono a dare un'origine. Ma il gesto di iniettare ricorre anche nei confronti delle presunte vittime, e sarebbe confermato anche dai quattro colleghi che, in momenti diversi, hanno trovato delle siringhe in suo possesso. L'uomo, però, non è un infermiere o un operatore sanitario, e non c'era ragione che le usasse.

La "vendetta" ipotizzata dai colleghi sarebbe quindi dovuta al precario stato di salute di Spada. Un male, però, di cui i medici non trovano traccia. "Non gli trovano niente, dai", è la risposta dell'altro soccorritore che quel primo dicembre si trova a bordo dell'ambulanza con la donna, suggerendo addirittura un parallelo con il modus operandi dei presunti omicidi: " Lui fa quello che fa anche agli altri, ha trovato un sistema che non si vede per star male".

Un dolore non meglio specificato è proprio quello che porta Spada a restare nel vano sanitario con la paziente al posto della collega, la quale si mette alla guida.

"Ho male al piede, guida tu": così Spada restava solo con gli anziani

Nel pomeriggio del 25 novembre, Spada invita la collega con la quale è in turno quel giorno, a mettersi alla guida del mezzo di soccorso lamentando un "dolore al piede". Dopo poco, però, Spada richiama l'autista per segnalarle che la paziente improvvisamente sta male, per poi morire pochi minuti dopo.

Secondo le ricostruzioni di chi indaga, anche durante i trasporti delle altre presunte vittime viene confermato un preciso e sistematico modus operandi: in tutti i trasporti oggetto di indagine l'indagato ha espressamente chiesto ai colleghi presenti di svolgere le mansioni di autista.

Le persone a bordo dell'ambulanza erano sempre due, e non esisteva un'assegnazione formale su chi dovesse guidare e chi dovesse stare nel vano sanitario ad assistere il paziente in caso di bisogno. Si trattava di una decisione informale presa dai due membri dell'equipaggio in turno e poi comunicata alla centrale operativa che si limitava a registrare.

L'operatore della centrale annotava i nomi degli autisti-soccorritori su apposite schede nell'ordine in cui venivano dettati: il primo nominativo era "autista" e il secondo "soccorritore", ma questo non aveva a che fare con il ruolo effettivamente svolto durante il servizio. Usando questa opacità, Spada poteva restare solo con le vittime durante ogni trasporto con estrema facilità, dato che il ruolo non era fisso né predefinito.

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