Caso Luca Spada, il figlio di uno degli anziani morti a Forlì: “Ho subito pensato ad anomalie nell’ambulanza”

Francesco Maria Scavone, 69 anni, è uno dei sei anziani morti in circostanze sospette a seguito del trasporto sull'ambulanza guidata da Luca Spada, il 27enne soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli indagato per omicidio volontario premeditato. Scavone è morto per un’insufficienza respiratoria acuta iniziata a bordo del mezzo, e secondo le ricostruzioni della Procura di Forlì sarebbe stata provocata da un'iniezione di aria in vena.
L'avvocata Sara Lamio, che sta seguendo la famiglia della vittima, spiega a Fanpage.it che "il caso si differenzia dalle altre morti sospette perché esistono delle intercettazioni in cui secondo la Procura si fa riferimento a Scavone. Poi c'è la compatibilità tra l'azione dell'insufflazione venosa in vena e la morte repentina che avviene a pochi minuti dall'uscita dell'ambulanza, mentre prima di salirci i medici testimoniano che stava bene".
Abbiamo raggiunto direttamente il figlio, Luca Scavone, per farci raccontare cosa ha provato quando ha saputo della morte del padre, e i suoi dubbi sull'ultimo spostamento del genitore dall'ospedale di Forlì all'Hospice di Forlimpopoli.
Quando ha visto suo padre per l'ultima volta?
Da metà giugno andavo a trovarlo tutte le sere, anche quel 7 luglio, il giorno prima della morte. Stava bene, abbiamo giocato a carte, abbiamo guardato la televisione insieme, poi ha mangiato e sono andato via. Ci siamo lasciati dicendoci che una volta arrivato a Forlimpopoli mi avrebbe chiamato. Ma chiaramente quella telefonata non è mai arrivata.
È riuscito a dire addio a suo padre?
No, non sono riuscito. Quello che è successo mi ha scioccato, lo sono ancora. Doveva fare solo un trasporto tranquillo in un altro ospedale per degli accertamenti, quindi ci siamo salutati come facevamo tutte le sere.
Prima del viaggio in ambulanza, suo padre è stato descritto dai medici come “vigile, orientato e collaborante”. Era diretto all'Hospice di Forlimpopoli, ma durante il tragitto le sue condizioni si sono aggravate al punto da dover rientrare all'ospedale di Forlì, dove è arrivato "in condizioni disperate". E 2-3 minuti dopo essere sceso dal mezzo è morto. Come se lo spiega?
Da subito mi è sembrato che ci fosse qualcosa di strano, di anomalo nell'ambulanza, perché non mi riuscivo a spiegare quello che era successo. Lui era malato ma fino a poche ore prima stava bene.
In un'intercettazione, l'indagato dice "Ho fatto un morto a Cusercoli", e secondo gli inquirenti stava parlando proprio di suo padre. Cosa ha provato quando è venuto a conoscenza di queste parole?
Ho appreso queste parole dai giornali. Mio padre ha vissuto per lungo tempo a Cursecoli e quando ho capito che si parlava di lui mi sono raggelato. Non sapevo nulla di quello che stava succedendo. La prima chiamata l'ho ricevuta dai Carabinieri all'inizio di gennaio, mi hanno chiesto di descrivere gli ultimi giorni di mio padre e poi di prendere un avvocato. Poco dopo sono uscite le notizie dai media e ho collegato il tutto.
Nella stessa intercettazione, il titolare di un'agenzia di onoranze funebri chiede a Spada se avesse "dato il biglietto" alla famiglia del morto di Cusercoli. Lei ha ricevuto qualche biglietto di agenzie della zona di Forlì, Forlimpopoli o Meldola?
No, non ho ricevuto nessuna telefonata e nessuno mi ha dato un biglietto. Né a me né alle sorelle di mio padre.
Come ha scelto a chi affidare il funerale di suo padre?
Appena uscito dall'ospedale dopo la notizia della morte mi sono recato alle onoranze funebri più vicine, a 50-70 metri dall'ospedale.
Siamo ancora in una fase embrionale delle indagini, ma che idea si è fatto di questa vicenda?
Non mi sono ancora fatto un'idea precisa. In questo momento spero solo di ottenere giustizia per mio padre.