Il virus è tornato a circolare con maggior forza in Italia, di conseguenza c'è stato un aumento dei contagi in alcuni territori causati dalle varianti del coronavirus. È quanto hanno dichiarato il professor Silvio Brusaferro – presidente dell'Iss – e il collega Giovanni Rezza – Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute – nel corso dell'odierna conferenza stampa dedicata al monitoraggio dell'andamento dell'epidemia in Italia. Brusaferro ha sottolineato che "vi è stato un aumento dei casi" e che la situazione "è molto delicata". L'indice Rt nazionale si è infatti assestato a 0.95, di poco inferiore alla soglia critica di 1 ma con alcuni territori in cui la circolazione è molto più alta e questo indicatore è decisamente superiore alla media. "Stiamo osservando che sono soprattutto le popolazioni più giovani a contrarre il virus. È un trend che si sta sviluppando anche in altri paesi europei e che sarà oggetto di studi approfonditi", ha dichiarato Brusaferro, aggiungendo che nelle ultime settimane si sta assistendo a una stabilizzazione dei ricoveri in terapia intensiva, sebbene la proiezione nei prossimi 30 giorni sia in aumento". Insomma, la situazione è estremamente delicata e secondo il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità è necessario mantenere e in alcuni casi rafforzare le misure di mitigazione, oltre che potenziare la campagna di vaccinazione. A tal proposito una buona notizia: "Si sta riducendo il numero di operatori che si infettano, il decremento è rilevante ed è segnale dell’impatto della vaccinazione massiva sui sanitari. Il vaccino si conferma uno strumento importante per convivere col virus".

Rezza: "Variante inglese diffusa in Italia al 17,8%"

Il professor Giovanni Rezza ha fatto il punto sulle varianti in circolazione in Italia. "Ci sono segnali che devono farci prestare grande attenzione, siamo preoccupati per la diffusione delle varianti virali a livello nazionale. Dobbiamo assolutamente accelerare la campagna vaccinale". Il dirigente del Ministero della Salute ha sottolineato come la variante inglese sia la più diffusa ed abbia innescato due preoccupanti focolai nel perugino e in provincia di Chieti. "Stiamo conducendo uno studio su 3.984 tamponi raccolti il 4 e 5 febbraio e abbiamo rilevato finora 495 varianti inglesi di coronavirus. Tale ceppo è diffuso a livello nazionale al 17,8 per cento, con differenze anche significative tra alcune regioni ed altre". Ciò, secondo rezza, rappresenta una buona notizia. "Significa che l'epidemia da variante inglese non è matura ma che circola da poco tempo. Siamo riusciti a individuarla precocemente, in altri paesi la prevalenza è maggiore".