C'è voluto l'intervento della polizia in una scuola media di Messina, dove uno scolaro si sarebbe rifiutato di indossare la mascherina in classe. Una presa di posizione che ha costretto la dirigente a chiamare i genitori del ragazzino. L'arrivo della mamma non ha fatto altro che peggiorare la situazione. La donna, anche lei senza il dispositivo di protezione per arginare i contagi da Covid, ha infatti dato ragione al proprio figlio sostenendo che i Dpi sono "un inutile attentato alla libertà personale". La storia è riportata da Messina Today. Un battibecco che ha rischiato di degenerare con la dirigente dell'istituto che si è vista costretta a chiamare la polizia. Gli agenti sono intervenuti e preside, vice preside e un collaboratore stanno ricostruendo in queste ore la vicenda. Al giovane studente è stato comunque data la possibilità di rientrare in classe, ma in una zona riservata rispetto al resto dei compagni così come previsto dalle disposizioni per casi in cui non è garantire la sicurezza prevista dai Dpcm anti Covid.

L’episodio di Messina non è un caso isolato. Sono sempre di più nelle scuole, i ragazzini (ma anche i prof) che non sopportano la mascherina per le sei ore consecutive e già diversi dirigenti che hanno dovuto affrontare genitori che chiedono maggiore flessibilità e tolleranza. Qualche giorno fa il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dei genitori di una bambina che aveva difficoltà respiratorie legate all’uso della mascherina, spiegando in un decreto monocratico che serve una "nuova, urgente, motivata rilevazione specifica dell’impatto dell’uso prolungato" delle mascherine a scuola per i bambini tra i 6 e i 12 anni, "anche alla luce dei criteri dettati dall’Oms". Per i giudici di Palazzo Spada è infatti "evidente che l’imposizione non giustificata di un dispositivo come il dpi su scolari giovanissimi presuppone l’onere per l’autorità emanante di provare scientificamente che l’utilizzo non abbia impatto nocivo sulla salute psico-fisica dei destinatari".