“Mi stanno per uccidere”: le ultime parole di Fakir prima di morire durante l’intervento della Polizia
La morte di Abderrahim Fakir sarebbe stata causata da un'insufficienza respiratoria acuta da intossicazione da cocaina. Accanto a questa, si aggiungono una serie di concause, a cominciare dallo schiacciamento esercitato dai due agenti della Polizia di Stato che quel 19 luglio hanno tenuto Fakir al suolo per un totale di circa 10 minuti.
I due lo hanno bloccato e ammanettato e, sempre mentre aveva le manette ai polsi, gli operatori della Croce Rossa hanno praticato su di lui le manovre di rianimazione. Ma anche la "permanenza di manette e fascia agli arti inferiori durante la rianimazione non è stata appropriata". Per i quattro esperti incaricati dalla Procura di Bologna di redigere la perizia, "tale contenzione riduce l’efficacia delle compressioni e ostacola la gestione delle vie aeree".
L'assunzione di cocaina è considerata la causa della morte del 42enne marocchino, con lo schiacciamento e una severa cardiopatia ischemica come concause. La perizia è stata depositata questa settimana e al suo interno ci sono tutti gli elementi utili per ricostruire quei minuti, compresi i dialoghi tra i presenti, poliziotti e soccorritori, e le ultime parole pronunciate da Fakir.
L'intervento della Croce Rossa: rianimazione in manette
"Uccidimi… Uccidimi… Ucidimi…. Mi stanno per uccidere". Sono queste le parole pronunciate da Fakir durante l'intervento eseguito nella zona del Pilastro, a Bologna. Le bodycam degli agenti hanno captato i dialoghi avvenuti in presenza dei due, comprese le parole rese da Fakir.
L'uomo quel giorno era in evidente stato di alterazione e durante le manovre morde uno degli agenti. Sanno che ha assunto cocaina, come riferisce uno dei due sul posto: "Stava come stava però ha detto comunque ‘ho usato cocaina'". La circostanza è confermata anche nella relazione di servizio della Polizia: "Per i comportamenti dell'uomo e per la notevole dilatazione dei propri occhi, si presupponeva che lo stesso fosse alterato dall'abuso di sostanze stupefacenti, fatto dal soggetto confermato in quanto agli scriventi riferiva di aver assunto sostanza stupefacente del tipo cocaina".
Ma la perizia va oltre: definisce il contesto in cui è avvenuta quella morte. Gli esperti incaricati dalla Procura si soffermano anche su quattro operatori della Croce Rossa intervenuti con gli agenti, e rilevano che da linee guida Fakir avrebbe dovuto essere riconosciuto come un soggetto in arresto cardiaco o imminente arresto, ma "nessuno dei soccorritori dava immediato inizio al massaggio cardiaco", che sarebbe stato iniziato circa un minuto più tardi. "In tale fase critica – sottolineano – emerge come l’operato dei soccorritori non sia stato improntato alla tempestività che una situazione di assoluta emergenza".
Le manovre sarebbero anche state praticate in una posizione non corretta perché eseguite mentre Fakir era ancora ammanettato. "L’interposizione delle braccia con il piano d’appoggio non ha permesso di avere una superficie sufficientemente rigida sulla quale eseguire il massaggio cardiaco – si legge nella perizia – A ciò si aggiunge che la qualità delle compressioni eseguite da quasi tutti i soccorritori non appare conforme a quanto esplicitato dalle linee guida, soprattutto per il mancato affondamento dei palmi delle mani nel torace dell’Abderrahim per 5-6 cm".
Una volta arrivata l'auto medica, "l’équipe ha inspiegabilmente interrotto il massaggio cardiaco e sospeso la rianimazione dopo circa 2 minuti di asistolia al monitor".
L'agente: "Uso lo spray urticante"
Gli agenti fanno diverse manovre per contenerlo. All'inizio ipotizzano anche l'uso del taser, ma l'ipotesi di usarlo viene scartata quasi subito. Gli agenti utilizzano le manette, e poi lo spray urticante, come ammette l'agente del morso parlando con l'infermiera accorsa sul posto: "Faceva il matto, iniziava a tirare pugni a destra e a manca, testate", dice.
"Sto con la gamba in mezzo… Io spruzzo lo spray, eh", dice l'agente. Nella relazione spiega che tale tentativo si è reso necessario perché Fakir era riuscito a "sfuggire alla presa dell'agente e a morderlo al polpaccio della gamba destra, provocandone un evidente segno". Per tale motivo, ha ritenuto "necessario l'utilizzo dello spray urticante ‘oleoresin capsicum' in dotazione". A quel punto i poliziotti sono riusciti a mettergli le manette.
Gli esperti hanno chiarito che lo spray era stato usato a una distanza ravvicinata sul volto di Fakir. "Non può escludersi sul piano fisiopatologico, che una simile risposta possa aver contribuito ad un peggioramento della funzione respiratoria in condizioni quali quelle del caso in oggetto, caratterizzate da agitazione psicomotoria ed intossicazione da sostanze d'abuso con emorragia alveolare". Una circostanza non sufficiente, però, a determinare la morte.