Medico sui social dice che “un celiaco può mangiare contaminato 3-4 volte l’anno”: perché è un messaggio pericoloso

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La dottoressa intervenuta nel podcast between_two_pills
Fa discutere sui social l’intervento sulla celiachia di un dirigente medico intervenuto in un podcast divulgativo di un farmacista: sostiene che “3-4 volte l’anno possiamo concederci qualche contaminazione”.

Dire che chi è affetto da celiachia deve seguire una dieta rigorosa senza glutine per star “bene” è giusto, far passare il messaggio che però – se gli esami di follow up sono buoni – ogni tanto, seppur raramente, è possibile “sgarrare” e mangiare contaminato è un messaggio profondamente sbagliato. Perché la dieta senza glutine per un celiaco deve essere rigorosa sempre e per tutta la vita, dato che anche una minima contaminazione può comportare danni importanti. Per questo le parole sulla celiachia di un dirigente medico intervenuto qualche giorno fa a between_two_pills, un podcast divulgativo su Instagram, stanno facendo discutere.

Anche perché a parlare non è, appunto, un celiaco poco informato sulla sua malattia che potrebbe peccare di leggerezza ma appunto una professionista da cui ci si aspetta il massimo rigore. Ma lei, la Dottoressa Camilla Gallo, specialista in Gastroenterologia e dirigente medico presso l’Endoscopia dell’Ospedale Niguarda di Milano, al termine di una risposta su cos’è la celiachia e come va gestita la dieta senza glutine (in maniera ferrea, lo sottolinea giustamente lei stessa) conclude dicendo che se gli esami sono buoni “forse nel tempo possiamo concederci qualche piccolo sgarro che significa 3-4 contaminazioni l’anno di media”.

E sono queste le parole che appunto hanno spinto molti utenti a commentare il video su Instagram (almeno fin quando i commenti non sono stati prima oscurati e poi chiusi per quella specifica “pillola”). Valentina Leporati, chef e attivista gluten free, è una tra le tante persone che hanno intercettato il video e sono intervenute per chiedere un chiarimento sull’argomento. “Ho aperto Instagram e avevo almeno una decina di messaggi di persone che mi segnalavano questo video. Tutti erano sconcertati dalle dichiarazioni che avevano ascoltato e cercavano conferme da parte mia in questo senso”, ha spiegato a Fanpage.it.

“Da parte mia – così ancora l’attivista – ho scritto che le informazioni erano forvianti e pericolose perché a un orecchio non esperto potevano stimolare la superficialità verso la dieta rigorosamente priva di glutine. Se dici quelle cose a me che sono celiaca da 37 anni io riconosco subito la pericolosità dello sgarro anche sul soggetto asintomatico, ma ad esempio una mamma che vive male la condizione del proprio bambino, che alle feste o quando esce con gli amici non può mangiare niente, potrebbe tirare un sospiro di sollievo sentendo certe cose e pensare che se il figlio ogni tanto fa uno sgarro non succede niente. Ma non è così che va gestita una malattia autoimmune, ovviamente”.

Leporati, che ci tiene a sottolineare che il suo non è un attacco verso il medico protagonista del video o verso i gestori della pagina Instagram, ha commentato per chiedere maggiore attenzione alla comunicazione sul tema, ma i suoi messaggi sono stati oscurati: “A volte sui social si trattano argomenti come questi un po' troppo alla leggera, quando invece, anche se si parla solo a 10 persone, si ha un'immensa responsabilità, perché non si sa dall'altra parte chi c'è ad ascoltare. La mia richiesta era semplicemente di fare attenzione a quello che viene detto, al modo in cui viene detto e se si nota di aver fatto un errore che potrebbe essere pericoloso per tutta una schiera di pazienti, a quel punto rimuovere il video o fare una rettifica che possa spiegare meglio a tutti”. Cosa, che almeno nel momento in cui scriviamo, non è però accaduta.

Per fare chiarezza sulla gestione corretta della celiachia e delle contaminazioni, abbiamo fatto il punto con il dottor Marco Crocco, Pediatra Gastroenterologo del Gaslini di Genova e Professore per allergie, intolleranze e reazioni avverse agli alimenti all’università: “La prima cosa da chiarire è che la celiachia non è un'intolleranza alimentare, ma una malattia autoimmune cronica. Nelle persone celiache, l'ingestione di glutine attiva una risposta del sistema immunitario che può provocare un danno alla mucosa dell'intestino tenue. Attualmente, l'unica terapia disponibile è una dieta rigorosamente senza glutine, da seguire per tutta la vita”.

Il medico sottolinea che è importante tener sempre a mente che l'assenza di sintomi non significa assenza di danno intestinale: “Una persona celiaca può ingerire glutine senza manifestare dolore addominale, diarrea o altri disturbi evidenti, ma questo non esclude l'attivazione della risposta immunitaria o, in caso di esposizioni, un possibile danno della mucosa intestinale. Per questo motivo non dobbiamo utilizzare la comparsa o meno dei sintomi come indicatore dell'innocuità di una contaminazione”. Se da un lato la ricerca conferma quanto sia importante per i celiaci evitare l'assunzione volontaria di glutine, dall’altra però non bisogna trasformare questa malattia in un insieme di divieti non necessari.

“Per esempio – spiega Crocco – non è indispensabile avere una cucina separata o utilizzare esclusivamente pentole e stoviglie dedicate alla persona celiaca. Gli utensili possono essere condivisi, purché siano adeguatamente puliti e non presentino residui di alimenti contenenti glutine. Al contrario, cuocere la pasta senza glutine nell'acqua precedentemente utilizzata per la pasta tradizionale rappresenta una situazione concretamente a rischio”.

E ancora, rispetto al discorso “sgarro”, il medico spiega: “C’è un aspetto che da Pediatra Gastroenterologo considero particolarmente importante, quando parliamo di bambini e adolescenti. La dieta senza glutine rappresenta una terapia medica e, come tale, deve essere rispettata con continuità. Normalizzare gli ‘sgarri’, soprattutto in ambito familiare, rischia di trasmettere al bambino il messaggio che seguire la dieta sia facoltativo o che la mancata comparsa di sintomi renda innocua l'ingestione di glutine. Questo aspetto merita particolare attenzione perché l'educazione alimentare e il coinvolgimento della famiglia rappresentano elementi fondamentali per favorire l'aderenza alla dieta senza glutine nel lungo periodo. Allo stesso tempo, però, un atteggiamento eccessivamente restrittivo, che porti a evitare inutilmente occasioni sociali o a considerare pericolose anche situazioni prive di un rischio concreto, può compromettere il benessere psicologico e la qualità di vita. L'obiettivo non è vivere nella paura delle contaminazioni, ma imparare a gestirle in modo consapevole, basandosi sulle evidenze scientifiche. Una dieta senza glutine corretta deve garantire due risultati ugualmente importanti: proteggere la salute della persona celiaca e permetterle di condurre una vita il più possibile normale, senza rinunciare alla convivialità e alle relazioni sociali”.

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